L’antiracket di facciata L’imprenditore, il pizzo, il politico

polizia18 Luglio. – Antonino Arnone è stato sospeso da Addiopizzo dopo che la sua vicenda è venuta a galla nel blitz Apocalisse, che ha azzerato parte della nuova mafia di Palermo. I presunti contatti fra gli estorsori e il consigliere comunale del Megafono-Drs, Giuseppe Faraone. Che si difende: “Mai fatto incontrare nessuno”.

PALERMO – Il cartello di Libero Futuro piazzato in cantiere era soltanto un’operazione di facciata. Almeno così sostengono gli investigatori, perché il direttore tecnico dell’azienda, Antonino Arnone, si sarebbe guardato bene dal denunciare gli uomini del pizzo, andando contro i principi dell’associazione antiracket di cui diceva di avere sposato il progetto.

E non è tutto, perché nella presunta mediazione con i mafiosi per la messa a posto spunta il nome di un politico. Si tratta di Giuseppe Faraone, ex assessore alla Provincia di Palermo e oggi consigliere comunale di Palazzo delle Aquile. Eletto nel 2012 nella lista Amo Palermo, è poi transitato nel gruppo Megafono-Drs. Faraone tentò nello stesso anche la corsa all’Ars nella lista del presidente della Regione, Rosario Crocetta. Fu il primo dei non eletti. La vicenda di Faraone è stata segnalata dai carabinieri i magistrati, ma il consigliere comunale non è indagato. “Le dico che non potrò mai esserlo”, replica il politico.

Nelle carte dell’inchiesta Apocalisse, che ha azzerato i mandamenti di San Lorenzo e Resuttana, il suo nome fa capolino assieme a quello di Antonino Arnone. Quest’ultimo è direttore tecnico della società Siess Srl di via Alcide De Gasperi, che si occupa di segnaletica stradale, nonché socio e amministratore della società Se.Ba.R. Snc, in via Ugo La Malfa, che commercia all’ingrosso macchine, accessori e utensili agricoli. Tre giorni dopo il blitz, il 26 giugno, il Comitato Addiopizzo ha sospeso la Siess che aveva aderito alla campagna di consumo critico “Pago chi non paga”. La motivazione del provvedimento, si legge sul sito dell’associazione, “è data dal fatto che dai titolari della società non sia stato riferito, e successivamente denunciato, il presunto tentativo di estorsione emerso nell’ambito dell’operazione antimafia Apocalisse”. Agli atti dell’indagine c’è la telefonata di Onofrio Terracchio, uno dei 91 arrestati: “Eh buona sera, un amico suo sono zio Ni… senta una cosa, zio Nino. Veda di andare a trovare i cristiani bello presto”.

Arnone stava realizzando la nuova sede della sua azienda in viale Regione Siciliana. E nel cantiere aveva piazzato il cartellone di Libero Futuro. “Le indagini hanno evidenziato il tentativo degli indagati di avviare un contatto – si legge nelle carte dell’inchiesta – con Arnone mediante Giuseppe Faraone, già assessore alla Provincia di Palermo con deleghe ai Beni culturali, monumentali e artistici, alla Polizia provinciale ed ai controlli ambientali, nonché consigliere comunale di Palermo dal maggio 2012”.

La parola “indagati” è riferita ad Onofrio Terracchio e, soprattutto, all’uomo a cui questi faceva da autista. E cioè, Francesco D’Alessandro, anche lui arrestato con la pesante accusa di avere assunto nel 2011, dopo avere finito di scontare una condanna per mafia, la reggenza della famiglia di San Lorenzo. I due avevano cercato di parlare a quattrocchi con Arnone. Lo avevano cercato invano a casa, nel cantiere di viale Regione Siciliana ed erano andati pure a bussare al citofono in via De Gasperi. “… figghiò ci vuoi scendere… amunì – diceva D’Alessandro a Terracchio – cerchi il signor Nino e… gli dici vogliono un appuntamento con lei”. Terracchio ci provò, senza successo: “… no mi ha risposto al citofono una signora… gli ho detto il signor… si l’ufficio è questo… gli ho detto ora appena lei dice così sicuramente si ricorda. Gli ho detto ma quando lo posso trovare? Dice no… no guardi… non glielo so dire”.

Il 31 dicembre 2012 salta fuori il nome di Faraone. D’Alessandro riferiva a Terracchio che “Faraone ci ha parlato che io… volevo parlare con quello di là sempre, figghiò. Con quello di via Alcide De Gasperi là… dice… neanche gli auguri mi ha fatto questo cornuto… e questo… gliene ha fatto vuscari… ohu… i soldi glieli ha fatti vuscari con la pala, no così. Con la pala”. Gli inquirenti spiegano così le ultime parole della conversazione: “Dal tenore della conversazione si comprendeva quale fosse il legame tra Arnone e il politico Faraone, quest’ultimo infatti era stato presidente della commissione viabilità e Arnone era titolare di aziende che si occupavano di segnaletica stradale”.

Il 7 gennaio 2013 Terracchio e D’Alessandro erano di nuovo in macchina. “… da Pino dobbiamo andare?”, chiedeva Terracchio. Risposta: “… si, vediamo se è qua dice che mi deve dire una parola”. Nel frattempo la macchina stava raggiungendo via Ausonia. Terracchio: “Parrì, a me quello l’altra sera mi ha detto di fargli danno… ma come si ci fa, che se questo se questo se n’è andato dagli sbirri vero, facciamo danno”. D’Alessandro: “No dagli sbirri non ci va”. A quel punto la macchina era già ferma davanti al civico 104 di via Ausonia. “Prima di scendere dall’auto, D’Alessandro – scrivono i pm – telefonava a Faraone Giuseppe e, nell’ambito della telefonata gli riferiva di trovarsi presso il suo ufficio”. Si tratterebbe dei locali che ospitano la Commissione urbanistica.

Al ritorno dall’incontro D’Alessandro mostrava soddisfazione: “… ora a baffone (è il soprannome di Silvio Guerrera, anche lui finito in manette ndr) lo faccio… lo faccio diventare folle, gli dico che quello è apposto, glielo ha detto ieri a lui… ma io a Cardillo dice… non sono apposto dice che… ha quattordici anni che sono là … dice che fa non lo so quello che devo fare?”.

Che ruolo ha avuto, se davvero lo ha avuto, Faraone nella faccenda? “Nessun ruolo – taglia corto il diretto interessato-. Le confesso di essere sorpreso e sgomento. Non possono negare di conoscere D’Alessandro. Siamo entrambi di San Lorenzo ed è capitato di prendere un caffè al bar. Ho conosciuto Arnone per motivi di lavoro, ma non lo vedo da anni. Non capisco cosa vogliano dire. Io non ho mai fatto incontrare nessuno. Se mi chiede se conosco D’Alessandro non posso certo negarlo, ma non avrei avuto alcun interesse a fare da mediatore. Per questo le dico che non posso e non potrò essere indagato. Se mi dovessero convocare spiegherò tutto”.
Riccardo Lo Verso – LiveSicilia