Anita Nair: “Le violenze in India sono giustificate con la tradizione”

india ragazza stuprata
“HANNO paura, gli uomini indiani. Temono che l’emancipazione femminile possa significare la perdita della loro supremazia. E ogni forma di violenza verso una donna che aspiri a essere qualcosa di più di una brava moglie o figlia finisce per essere giustificata con il pretestuoso richiamo della tradizione”. Anita Nair ci parla dalla sua casa materna nel Kerala, quello stesso Stato dell’India meridionale verso cui è diretto il treno su cui viaggiano le sei protagoniste del suo romanzo più noto, Cuccette per signora.


Tra loro, ci sono personaggi come Marikolanthu, segnata per sempre da uno stupro, o Akhila che, come single a 45 anni, fatica a sentirsi a suo agio in un Paese dove vige la regola dei matrimoni combinati. Personaggi che sembrano ispirati alle drammatiche cronache locali.

Signora Nair, questa settimana un uomo a Delhi ha ucciso la figlia di tre anni perché avrebbe preferito al suo posto un maschio. Com’è possibile che un Paese che ha avuto un premier donna, Indira Gandhi, già negli Anni ’60, che ha manager in sari nelle multinazionali, sia anche uno dei più pericolosi al mondo per le donne?
“È vero, abbiamo donne ai vertici in politica e nell’industria. Ma quante sono? Una parte infinitesimale della società. Per il resto l’India è un Paese dove l’istruzione femminile è al 65% mentre quella maschile all’80. La maggior parte degli indiani ritiene ancora che investire nell’educazione di una bambina sia un investimento a fondo perduto e pericoloso”.

Istruire le donne è rischioso?
“Una donna istruita è una minaccia allo status quo , al predominio maschile nella società. Ma soprattutto una donna è vista come un fardello economico, a causa della dote che suo padre sarà costretto a pagare per darla in sposa. Un regalo nuziale esoso, per il quale ci si indebita fino al collo. Perché finanziarle anche gli studi? Tanto meglio avere figli maschi, investire nella loro educazione, così un giorno avranno un buon lavoro e garantiranno una pensione ai genitori. Così ragionano in tanti, così la pensava probabilmente il signore che ha ucciso la sua bimba giorni fa”.

La dote è bandita da una legge dal 1961. Perché il governo non la fa rispettare, se questo costume mette a repentaglio persino la vita delle bambine?
“Corruzione e mancanza di volontà dei funzionari pubblici, che hanno la stessa mentalità patriarcale delle persone che dovrebbero punire”.

Intanto le donne non si ribellano abbastanza, però.
“Se denunciassero il futuro sposo che chiede loro una dote, nessun altro poi vorrebbe sposarle. Ed essere single in India è una macchia per l’onore della famiglia. Accade persino in Kerala, dove il tasso di alfabetizzazione è tra i più alti dell’India. La figlia della nostra domestica, per esempio, ha ricevuto una proposta di matrimonio da un ragazzo con cui non ha mai scambiato una parola, ma che le ha chiesto in dote 10mila rupie in contanti e 200mila in oro”.

E la ragazza accetterà?
“Immagino di sì. Purtroppo le donne finiscono per essere complici dei soprusi che subiscono. Fin dalla loro infanzia si sentono dire che il loro ruolo nella società è diventare mogli devote, che l’uomo va rispettato sempre e comunque perché è un essere superiore. Anche per questo le violenze sessuali resistono così diffusamente”.

Com’è possibile conciliare valori simili con l’immagine di modernità che l’India vuole dare di sé?
“Qui il rispetto della tradizione è tiranno, e le brutalità commesse contro le donne vengono giustificate in nome della tradizione. E la destra nazionalista indù al potere è da sempre molto abile nel proporre interpretazioni distorte dei testi sacri che esaltano la sottomissione della donna”.

Col risultato che molti indiani accusano l’occidentalizzazione della cultura indiana della diffusione degli stupri.
“Esatto. L’influenza dell’Occidente è un formidabile capro espiatorio. Fa presa sugli indiani delle classi medie e basse, che si sentono minacciati dall’emancipazione femminile”.

Da anni si discute della possibilità di riservare il 33% dei seggi in Parlamento alle donne. Aiuterebbe?
“Assolutamente, sì. Già a livello locale esistono le quote rosa, e le donne elette hanno dimostrato di essere in grado di migliorare i servizi più utili alla comunità femminile”.

Cosa consiglierebbe inoltre al governo Modi per rendere l’India un Paese per donne?
“Più istruzione e più welfare. Al momento le indiane non dispongono di alcun aiuto economico se decidono di abbandonare i propri mariti”.

Modi proteggerà le donne come ha promesso?
“L’intellighenzia non lo crede. Io posso solo sperare che le sette donne ministre abbiano un’influenza su di lui. Ma è solo una flebile speranza”.

Fonte: Repubblica