Cortei violenti in città, la polizia arresta tre persone

gesip                                                                                                                       Immagine di repertorio

Sono ritenuti esser stati promotori, capi ed organizzatori di violente manifestazioni di protesta, non autorizzate e sfociate nell’interruzione di pubblico servizio, nella resistenza a Pubblico Ufficiale ed altro. Gli episodi, accaduti tra il 2011 ed il 2013

Palermo, 9 Luglio. – Tre dipendenti Gesip sono stati arrestati dagli agenti della Digos della Questura di Palermo, su ordine del gip del Tribunale, Fernando Sestito, su richiesta della Procura della Repubblica. La custodia cautelare in carcere è stata emessa nei confronti di Giacomo Giaconia, 55 anni, ritenuto dagli investigatori, il “capopopolo” della frangia più violenta dei manifestanti, Salvatore Spatola di 51 anni e Francesco Madonia di 55 anni.

I tre, tutti dipendenti Gesip, sono ritenuti esser stati “promotori, capi ed organizzatori di violente manifestazioni di protesta, non autorizzate e sfociate nell’interruzione di pubblico servizio, nella resistenza a pubblico ufficiale ed altro”. Gli episodi, accaduti tra il 2011 ed il 2013, sarebbero stati incardinati nel contesto della nota vertenza Gesip ed i tre avrebbero incarnato la “frangia più violenta dei manifestanti che, con la violenza e la coercizione, avrebbe turbato le trattative e le relazioni industriali tra le parti sociali in causa”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori in conferenza stampa i tre svolgevano una vera e propria attività “parasindacale” con il compito di “ideare, programmare e coordinare la forma di protesta più violenta, al fine di trasformare legittime manifestazioni di piazza in vere e proprie scorribande criminali, caratterizzate dall’esecuzione di delitti come il danneggiamento di beni pubblici”. L’indagine della Digos, coordinata dal Procuratore aggiunto Leonardo Agueci, prende il via nel 2011 durante i disordini degli operai Gesip, la società partecipata del Comune fallita di recente. Fin dall’inizio gli investigatori hanno scoperto l’esistenza di “un ristretto gruppo di criminali che nell’intento di svolgere attività parasindacale, era in realtà dedito alla commissione di reati nell’ambito della vertenza occupazionale”. Sono numerosi gli episodi di violenza che il gip Ferdinando Sestito ha contestato ai tre arrestati. “Non si è trattato di qualche sporadico episodio di violenza – spiegano gli inquirenti – bensì di una costante pianificazione delle azioni criminali da realizzare nella pubblica via”. In particolare, sotto la lente di ingrandimenti, i cortei non autorizzati del 14 aprile 2011 e del 15 aprile 2011 “capeggiati da Giaconia e che hanno causati l’interruzione della mobilità urbana e quindi di un pubblico servizio”.

Il gip contesta ai tre arrestati anche l’occupazione abusiva della sede della Gesip in via Toselli del 18 aprile 2011 nel corso della quale Giaconia ha ferito un poliziotto. Quello stesso giorno Giaconia e Madonia avevano minacciato di darsi fuoco. Il 19 aprile 2011 sono stati manomessi gli estintori e lanciati dei vasi dal terrazzo degli uffici “con grave pericolo per l’incolumità pubblica”. Come spiegano anche i dirigenti della Digos, Egidio Di Giannantonio, Giovanni Pampillonia e Giuseppe De Blasi, Giaconia in particolre si accreditava “con l’uso della violenza come il principale interlocutore della vertenza”. C’è anche una manifestazione non autorizzata, il 29 aprile 2011, durante la quale Giaconia e Madonia hanno capeggiato oltre cento manifestanti bloccando il traffico veicolare. Il 30 maggio 2011 è stato occupato il Palazzo di Città. In quell’occasione venne raggiunto il tetto. Giaconia e altri erano già stati arrestati per gli episodi di violenza. Infatti, l’arresto “è dovuto – spiega Di Giannatonio – alla violazione della misura emessa del giudice”. Nell’ambito della stessa indagine ci sono altri 5 indagati. E l’inchiesta prosegue per vedere se ci sono altre persone coinvolte nelle manifestazioni più violente dei dipendenti della Gesip.

Fonte: IlSitoDiPalermo