Mose, Galan: ”Negato il diritto a difendermi”. Domani il voto sull’arresto

mose9 luglio 2014 – “Mi si è voluto negare il diritto di interloquire con l’autorità giudiziaria e di difendermi essendomi stata preclusa la possibilità di conoscere, secondo la tempistica prevista dal codice di rito, le accuse elevate a mio carico”. Un dato che “credo confermi ulteriormente il fumus persecutionis manifestatosi nei miei confronti”. Lo scrive Giancarlo Galan in un’ulteriore memoria depositata alla Giunta per le autorizzazioni della Camera in procinto di riunirsi oggi e che domani sarà chiamata a pronunciarsi con un voto sulla richiesta di arresto dell’ex governatore del Veneto, nell’ambito dell’inchiesta sul Mose.

Galan sottolinea come la sua difesa abbia “finalmente” ottenuto la copia del provvedimento di iscrizione nel registro degli indagati, da cui risulta “che il sottoscritto è stato iscritto il 7 aprile 2013, quindi abbondantemente dopo i primi interrogatori resi dalla Minutillo (e ciò configurerebbe già una prima violazione dell’art. 335 c.p.p.)”. Inoltre, sottolinea, “risulta non rispettato il termine dei sei mesi previsto dalla legge per svolgere le indagini, attività investigativa che difatti è proseguita (e continua sino a oggi, anche in relazione al sottoscritto) senza il necessario provvedimento di proroga del Giudice ex art. 406 c.p.p.” e, ricorda Galan, “gli atti di indagine compiuti dopo la scadenza del termine di cui sopra (non proceduti dal provvedimento di proroga del gip) non possono essere utilizzati”.

Galan poi osserva: “Non vi è chi non veda, da ultimo, come si continui a indagare sul mio conto interrogando altri soggetti, ma si nega all’incolpato la possibilità di spiegare e di difendersi”. L’ex governatore in particolare fa riferimento all””escussione testimoniale dell’architetto Zanaica”, da lui appresa, spiega, “esclusivamente dall’articolo di stampa allegato” visto che i pm “non hanno depositato in atti alcun verbale (né è stato notificato alcunché ai miei difensori)”.

A quanto riferisce Galan, Zanaica, collaboratore dell’architetto titolare di Tecnostudio, ai pm avrebbe confermato le date da lui indicate per la ristrutturazione dell’abitazione di Cinto Euganeo, in disaccordo con quanto affermato invece dall’imprenditore Baita, che ha detto di aver pagato quella ristrutturazione “in cambio della mia presunta intercessione per i project financing presentati dalla società Adria Infrastrutture”, sostenendo che “la ristrutturazione del corpo centrale della villa era avvenuta nel 2007-2008, i lavori, invece, afferenti la barchessa nel 2011”. L’ex governatore ricorda di aver “già dimostrato documentalmente la falsità di tali accuse” depositando presso la giunta “sia i contratti di appalto sia le fatture emesse” che dimostravanto come tutti i lavori fossero “terminati nel 2007”.

E aggiunge che Zanaica “non soltanto conferma che le opere di restauro vennero eseguite dalla ditta Archigest mma dichiara altresì che i lavori terminarono nel 2008 (nel 2006 vi fu il restauro del corpo centrale della villa e poi, sino al 2008, quello della barchessa)”.

“Non mi consta, altresì, peraltro – conclude -, che tale verbale di sommarie informazioni sia stato trasmesso al Giudice che ha emesso la misura cautelare nei miei confronti, impedendo così di fatto a quest’ultimo di verificare se a seguito di tale emergenza investigativa vi fossero ancora, come prescrive l’art. 299 c.p.p., i presupposti per applicare la misura custodiale più grave relativamente a quella presunta ‘utilità’ corrispostami.

Fonte Adnkronos