Svolta all’Onu: unioni gay riconosciute per tutti i dipendenti

alg-owens-barham-just-married-jpg-612x3009 luglio 2014 – I matrimoni omosessuali sono legge, almeno all’Onu, per tutti i dipendenti. Il segretario generale Ban Ki-moon infatti ha deciso di riconoscerli in ogni caso, qualunque sia il paese di provenienza.

 Finora la policy delle Nazioni Unite era che le unioni fra le persone dello stesso sesso venivano riconosciute solo se il dipendente o la dipendente venivano da un paese dove erano già legali. Se si sposavano dopo, in un paese terzo, come ad esempio gli Stati Uniti, le nozze non erano accettate. Questo significava che i partner non potevano ricevere i benefici, a partire dall’assicurazione sanitaria. Molte coppie erano costrette a separarsi, perché non potevano chiedere il visto che consentiva al marito o alla moglie di seguire l’altro coniuge assunto al Palazzo di Vetro.

 Da quasi vent’anni UN-Globe, il gruppo che rappresenta gli omosessuali impiegati alle Nazioni Unite, faceva pressione per cambiare questa policy, ma solo ora ha ottenuto il suo risultato. Il segretario Ban, da sempre sostenitore dei diritti dei gay, ha stabilito che dal 26 luglio prossimo le unioni fra i dipendenti dello stesso sesso verranno riconosciute in ogni caso, e questa linea si applicherà a tutti i circa 43.000 dipendenti dell’organizzazione in tutto il mondo. L’Uganda, per esempio, ha appena passato una legge che fa dell’omosessaulità un reato, ma se un dipendente ugandese dell’Onu si unisce con una persona dello stesso sesso in un paese dove questo matrimonio è legale, il Palazzo di Vetro lo riconoscerà, supportando anche le eventuali richieste di visto. “Troppi di noi – ha commentato il presidente di UN-Globe Hyung Hak Nam – hanno sofferto per questa situazione. Troppi di noi non hanno potuto garantire ai loro partner i diritti elementari. Questa è una grande vittoria”.

di Paolo Mastrolilli

Fonte La Stampa