Manca personale femminile e la polizia chiese: cara cronista può perquisire lei la zingara ladra?

rom3Roma, 11 Luglio. – «Lei sarebbe disposta a perquisire queste ragazzine?». Esordisce così, il carabiniere in servizio, rivolgendosi a chi scrive, dopo il fermo di due minorenni di etnia rom. «Non abbiamo donne in questo turno che possano effettuare una perquisizione». Siamo alla stazione della metro Lepanto di Roma. Sono le 19,30 ed è un venerdì. Il quartiere Prati è semi deserto: la città si sta velocemente spopolando per il fine settimana. Il tempo di una sigaretta, una confidenza con un’amica prima di separarci in direzioni opposte della metro A, e assistiamo al fermo di due ragazzine, subito dopo un borseggio. Dalle scale della fermata della metropolitana sale un signore sulla quarantina, tiene strette per i polsi due ragazzine. Nessuno di loro è italiano. Lui – scopriamo dopo qualche minuto – viene dal Belgio. Loro, intuiamo subito, sono rom. Il turista, che parla inglese, si rivolge a un signore non molto distante da noi, che sta smanettando con il suo Ipad: gli dice che le due bambine gli hanno rubato il portafogli, chiede di chiamare la polizia. La vittima è paonazza e in preda alla rabbia. Le baby borseggiatrici tranquille: sembrano sicure di uscirne impunite. Sono davvero molto piccole. Non hanno più di 12 anni. Ci guardano, stiamo riprendendo la scena con il telefonino e una delle due, la bimba bruna con la coda di cavallo, ci urla: «Perché mi stai riprendendo?». Nel frattempo l’altra, con la pelle più chiara e un turbante colorato, che le raccoglie i capelli castani, cerca di divincolarsi dalla presa del turista belga. Si avvicina altra gente. Tutti aspettano l’arrivo delle forze dell’ordine. Nell’attesa, decidiamo di scendere nella stazione di Lepanto, in cerca del personale preposto alla vigilanza. Deserto. Non c’è più un’anima che controlli ciò che accade nella metropolitana.

Passano i minuti, risaliamo, ma la scena è sempre quella: il turista belga muto e deciso, che tiene per i polsi le due rom, che a loro volta sono ormai esauste. Poi il suono delle sirene. Arrivano due volanti: una della polizia e l’altra dei carabinieri. Un poliziotto ancor prima di scendere dalla volante dice: «Sono minorenni, vero?», con un’espressione tutt’altro che stupita. Il turista belga le consegna nelle mani di un’agente. Interviene anche il signore con l’ipad: consiglia alle ragazzine di restituire i soldi rubati per chiudere la vicenda bonariamente. Le bimbe insistono: «Non abbiamo rubato niente». Una chiede: «Quanto dice che abbiamo rubato?». «Dice 50 euro» risponde il signore con l’Ipad. «Tutta questa storia per 50 euro», ribatte sicura la bimba con il turbante colorato. Il turista belga precisa in inglese: «Non sono 50 euro. Mi hanno rubato 250 euro». E a questo punto cala il silenzio. Che spezziamo con una domanda: «Visto che sono minorenni, come si procede in questi casi?». Uno dei carabinieri risponde: «In questi casi c’è l’identificazione. Se hanno commesso altri furti le tratteniamo, altrimenti le riportiamo dalle famiglie, o da chi esercita la patria potestà. Abbiamo le mani legate e il borseggio non è un reato grave». Ma il punto è un altro: c’è anche bisogno di perquisirle. E la situazione precipita nello stallo totale: è necessario che a farlo sia una donna. A bordo della volante della Polizia, che sta effettuando il fermo, donne non ce ne sono. Nella volante dei carabinieri, invece, una donna c’è: il collega poliziotto le chiede se può perquisire le due ragazzine. Può sembrare una decisione da poco. Ma non è così. La donna chiama la caserma, chiede l’autorizzazione, ma le rispondono che no, non può perquisirle, perché il suo turno non lo prevede. Inizia una discussione tra le pattuglie: bisogna trovare una donna. Il carabiniere ci guarda e, con assoluta naturalezza, dice: «Che problema c’è? Può farlo lei». Trasecoliamo. Nessuno ci ha mai proposto di perquisire una bambina. Spiegano che è una prassi, prevista dal codice di procedura penale, ma ci pare violento doverle frugare, perché se anche avessero rubato, restano comunque due bambine. Se bisogna perquisirle, con tutte le cautele necessarie, lo faccia chi ne ha il dovere. «Può perquisirle lei», dice il poliziotto. Voi cosa avreste fatto? Chi vi scrive s’è allontanata: «No», abbiamo risposto, «non possiamo».

Loredana Di Cesare – Fonte: Il Tempo