Bossetti smentito dai colleghi: «Dal cantiere non sparì nulla»

bossetti-640312 luglio 2014 – Una conferma sull’epistassi, ma nessun altro dettaglio stravolgente.Sono già stati riascoltati i due colleghi citati da Massimo Giuseppe Bossetti durante l’interrogatorio di martedì di fronte al pubblico ministero Letizia Ruggeri. «Loro potrebbero sapere qualcosa», aveva detto l’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, riferendosi a due artigiani, come lui, che tuttora lavorano in proprio di cantiere in cantiere. A stretto giro di posta quei due colleghi sono stati riascoltati, a quanto pare senza provocare particolari reazioni tra gli uomini dei carabinieri e della polizia, uniti in una squadra mista, che li hanno interrogati. «Sommarie informazioni», in questo caso di nome e di fatto.

Entrambi gli artigiani – che non sono i due soci titolari del cantiere per le villette a Palazzago, ovvero Massimo Maggioni, di Brembate Sopra, e Osvaldo Mazzoleni, cognato di Bossetti – hanno ricordato che l’indagato perdeva spesso sangue dal naso, in più occasioni, anche durante il lavoro. Nessuno dei due, però, ha messo in luce altri episodi che avrebbero potuto essere interessanti alla luce delle ipotesi di Bossetti: «Il mio sangue potrebbe essere finito su alcuni attrezzi poi utilizzato da qualcuno che ha ucciso Yara». Nessuno ha ricordato intrusioni in cantiere, particolari furti di materiale, o la scomparsa di attrezzi. La ricostruzione offerta dal carpentiere di Mapello sembra quindi vacillare, ma le verifiche degli inquirenti non si fermano comunque: gli interrogatori non chiudono affatto i giochi, perché si cercano riscontri anche sull’attendibilità delle persone sentite.

 L’attenzione degli inquirenti sul cantiere di Palazzago, del resto, non era mai mancata. Subito dopo l’interrogatorio di garanzia del gip Ezia Maccora, nel quale Bossetti aveva parlato della costruzione di quelle villette a schiera in via Prato Marone, i carabinieri e la polizia si erano mossi con rapidità, per sentire quanto prima i titolari del cantiere e i loro sottoposti, ma anche per capire se fosse vero che proprio a Palazzago, nel 2010, l’attuale indagato aveva conosciuto Fulvio Gambirasio. L’accusa è continuamente in cerca di nuovi riscontri su Massimo Bossetti. Ma tra gli inquirenti sembra regnare una certa serenità, tradita anche da quell’interrogatorio di martedì, in cui il pubblico ministero e due ufficiali del Ros si sono presentati in carcere più per ascoltare che per torchiare la persona fermata il 16 giugno. La procura punta su un continuo scambio di informazioni tra tutti gli investigatori al lavoro. Non a caso, ieri in piazza Dante, si è tenuto un vertice con il pubblico ministero: presenti il colonnello del Ros di Brescia Michele Lo Russo, il comandante del Ris di Parma Giampietro Lago, gli uomini del nucleo investigativo provinciale dell’Arma e della squadra mobile di polizia. Una presenza, quella del colonnello Lago, che poteva far pensare a notizie di rilievo già emerse dalle tracce repertate sul furgone e sull’auto di Bossetti, che si trovano proprio nel deposito di Parma dei carabinieri in tuta bianca: giovedì sono iniziate infatti le analisi di laboratorio. Ma si sarebbe trattato in realtà di un incontro per fare il punto sulle indagini, mantenendo il massimo coordinamento tra tutti gli investigatori impegnati sul caso.

La strategia è chiara: la procura va per la sua strada e al momento non pensa a un’eventuale richiesta di giudizio immediato per Massimo Giuseppe Bossetti. L’obiettivo è trovare più riscontri possibili: scientifici, dal Ris, oppure tecnologici, ad esempio tramite le telecamere sul territorio o ancora dall’analisi dei computer che l’indagato utilizzava: tutti i dischi rigidi sono stati clonati per poi avviare un’esame a tutto campo, sulla cronologia internet ma anche sui file scaricati o copiati, anche quelli eventualmente cancellati. Si cerca qualsiasi elemento che possa ricondurre Bossetti a Yara Gambirasio, prima del 26 novembre del 2010. E un primo indizio, oltre al Dna, è spuntato: quel video di una telecamera della stazione di servizio di via Locatelli, di fronte alla palestra di Brembate. Un filmato che ritrae il furgone di Massimo Bossetti, di passaggio alle 18,01, nel drammatico giorno del rapimento.

di Armando Di Landro

Fonte Il Corriere della Sera