Il Sinodo della Chiesa anglicana ha detto sì alle donne vescovo

londra14 luglio 2014 – Questo è un giorno storico per Chiesa anglicana. Il Sinodo generale, riunito a York, ha votato in favore della riforma che introduce la figura della donna vescovo. La prima donna a capo di una diocesi potrebbe essere ordinata già entro la fine del 2015. Una decisione non priva di ricadute, che potrebbe definirsi addirittura “epocale”.

C’era già stato un tentativo di cambiamento nel 2012, quando il Sinodo aveva respinto la proposta per soli sei no. Anche per questo molti speravano in un esito positivo e l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, prima del voto, si era detto “fiducioso”.

In Italia donne prete esistono già –  Eppure non è una novità assoluta, come sottolinea Maria Vittoria Longhitano, la prima donna ad essere ordinata presbitero nella Chiesa vetero cattolica in Italia, attualmente parroco a Milano. “La Chiesa episcopale ha già iniziato questo percorso negli anni ’70”, ha commentato, prima con l’ammissione delle donne al diaconato, poi al sacerdozio e infine all’episcopato. Per la Chiesa anglicana è comunque un passo decisivo, e l’esito del voto contribuirà anche a riportare in primo piano il dibattito all’interno della Chiesa cattolica.

“E’ una grande opportunità” ha commentato Longhitano, ma “è anche una ferita che si riapre, quella della mancanza dei diritti e di uguaglianza per le donne”. Infatti, “ogni passo in avanti porta nuovi interrogativi nel mondo cattolico romano”, ha aggiunto. La risposta, per questa donna parroco, sta tutta in un versetto pronunciato da Gesù nel Vangelo: “Farete cose più grandi di me”. In Inghilterra l’approvazione della riforma comunque dovrà passare nelle mani del Parlamento e della regina Elisabetta II. Secondo Longhitano “l’intero Occidente è ormai pronto per questo passo”. Ma quando accadrà nella Chiesa romana? “Per il sacerdozio bisognerà aspettare – ammette – ma entro 15 anni potremmo già vedere la prima donna diacono”. E, detto dalla prima donna prete in Italia, c’è da crederci.

TGCOM