A soli 15 anni assassino per sesso: convalidato l’arresto del ragazzo

Foto: archivio
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Firenze, 15 luglio 2014 – E’ SUA L’IMPRONTA sul montante della piccola Peugeot. E’ suo il sangue trovato dentro l’abitacolo. E’ sua la pelle rilevata dalla scientifica sotto un’unghia di Ezio Taddei, il 78enne di Poggibonsi trovato morto lo scorso due luglio alle Cascine. Elementi definiti «granitici»: per questo il gip del tribunale dei minori, Viviana Anziano, ha convalidato il fermo di V.V.C., rumeno di appena 15 anni accusato dell’omicidio del pensionato in concorso con un connazionale, il 28enne Adrian Fanel Carcalea.
I carabinieri, oltre a «gravi e concordanti indizi di colpevolezza», sono sicuri di avere in mano anche il movente: una brutale e violenta reazione a una pretesa avanzata dall’anziano, che non era stata pattuita al momento in cui si sono incontrati, quella sera, nella zona di piazzale del Re. In letteratura, li chiamano «omocidi»: maturano negli ambienti omosessuali, nella testa di chi completamente gay non è, ma si vende per racimolare soldi e non ci sta a far la parte del passivo. Successe così in un piccolo appartamento del centro di Firenze, nel dicembre del 2006, quando un prostituto rumeno si accanì su un professore colombiano che «voleva di più».

La stessa furia riscontrata dagli inquirenti nel delitto del parrucchiere Gianni Coli e della madre Bruna Boldi, quasi quattro anni fa, alla periferia nord-ovest della città. Delitti simili, tanto che quest’ultimo caso, ancora irrisolto nonostante il dna dell’assassino, è stato riaperto proprio in concomitanza con l’inchiesta per l’omicidio di Taddei. Inchiesta che, nonostante i due fermi, non è affatto terminata.
Gli inquirenti hanno infatti rilevato sulla scena del delitto altre tracce biologiche, che non appartengono al quindicenne e neanche al primo fermato.

A GIUDICARE ANCHE dalle ferite sul corpo di Taddei, all’aggressione culminata nella morte dell’anziano potrebbero aver partecipato altre persone.

Al momento, manca la prova scientifica che inchiodi il 28enne, arrestato la scorsa settimana: nel suo interrogatorio, Carcalea ha riferito di aver fatto sesso con l’ex operaio edile sotto il ponte della tramvia, come faceva praticamente ogni settimana. Ma di non sapere cosa abbia fatto poi il suo cliente durante la serata. Questa versione, cozza però con quanto acquisito tramite un’intercettazione ambientale, una sorta di “confessione” estrapolata quando in caserma vennero portati una decina di prostituti rumeni. Il «poponar» — così vengono dispregiativamente chiamati in Romania i ragazzi di vita — sarebbe dunque uno degli ultimi ad aver avuto a che fare con Taddei, quella sera.

E’ proprio l’impronta, invece, ad aver messo gli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri sulle tracce del 15enne: tre mesi fa, il ragazzino era stato sorpreso a rubare in via Panzani ed era stato fotosegnalato. Era quindi già presente nella banca dati biologica. Tuttavia ieri, davanti alle accuse avanzate dal pm minorile Parducci, il 15enne ha negato tutto, anche di conoscere Carcalea.
Il suo legale, Carlotta Corsani, aspetta di conoscere meglio gli atti, prima di esprimersi su una «vicenda gravissima».
Magro, basso, occhi azzurri, timido e impaurito, V.V.C. parla italiano a stento, perché è arrivato a Firenze da poco tempo. Vive con la madre e i fratelli, e in Romania, dove è rimasto il padre, andava regolarmente a scuola. Dovrà rispondere anche dell’evasione dell’altra notte dal centro sicuro. «Ma di questo non mi è stato contestato nulla», chiude il legale. Alle Cascine, intanto, scoppia l’allarme prostituzione minorile. E il sindaco Nardella chiede l’aiuto delle forze dell’ordine.

di Stefano Brogioni

Fonte La Nazione