“Video e foto hard con bambini”, denunciato un impiegato

bambinoPisa, 15 luglio 2014 – DAGLI Stati Uniti a Vicopisano. Così si è dipanata un’indagine internazionale che ha poi portato all’identificazione di decine di pedofili, sparsi in vari Paesi del mondo, tra cui alcuni in Italia e, appunto, uno nella nostra provincia. Su input dell’agenzia investigativa statunitense, infatti, gli specialisti della Polizia Postale Italiana, con il coordinamento del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia On-line (Cncpo) di Roma, hanno chiuso il cerchio su una rete di pedofili, sequestrando un numero notevole di materiale riconducibile ad abusi su minori. Gli investigatori della sezione pisana della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni – la cui sede si trova a Ospedaletto e, per inciso, è a rischio di chiusura secondo un piano del Ministero dell’Interno – hanno smascherato un quarantenne vicarese, impiegato, sposato e con figli, che è stato trovato di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico.

SI TRATTA di migliaia di file – video e foto – in cui sono ripresi minorenni (anche bambini e bambine di pochissimi anni) mentre compiono (o meglio sarebbe dire subiscono) atti sessuali. Secondo gli investigatori l’uomo, oltre a detenere questa mole di materiale (che ovviamente è stato sequestrato), lo diffondeva su Internet, tramite i social network, in particolare Facebook, e lo scambiava con altri pedofili. I poliziotti hanno però anche il sospetto – e in tal senso stanno indagando – che una parte dei video e delle foto sia stato prodotto dalle stesso impiegato vicarese, che al momento è stato solo denunciato a piede libero per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

MA CHI sono i poliziotti che danno la caccia agli orchi su Internet? Hanno competenze informatiche aggiornatissime, passano molte ore del loro lavoro online, usano il computer e la tecnologia con grande dimestichezza: sono gli investigatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni che, sempre pronte nel cassetto manette e pistola, usano l’ingegno e il click del mouse per “ripulire” la rete da chi ne fa un uso distorto, un uso riprovevole, lo sfruttamento sessuale dei minori. Con lo studio delle nuove tecnologie, grazie al coordinamento degli uffici periferici e in accordo con le altre forze di polizia straniere, la lotta alla pedofilia online individua, indaga, perquisisce e ha assicurato alla giustizia oltre 3.000 persone negli anni di attività di contrasto. È un lavoro complesso e articolato quello degli investigatori, che quando conducono un’indagine sotto copertura devono impegnare non solo la mente ma mettere in campo anche tutte le loro risorse psicologiche ed emotive per essere credibili nel fingersi pedofili e per non lasciarsi travolgere dal disgusto e dalla rabbia.

Fonte La Nazione