Denuncia interramenti tossici ma il Comune scava nella sua proprietà

scavi ruspaACERRA, 17 Luglio – «Ci sono rifiuti tossici interrati nelle fondamenta dell’opificio in zona Asi di Acerra», una proprietà di una famiglia coinvolta, e condannata, per lo spargimento di sostanze pericolose sul territorio. «La procura di Nola faccia le sue indagini, chiediamo che si proceda immediatamente con lo scavo per verificare quanto denunciato a polizia e carabinieri», dice il consigliore comunale di Acerra Alessandro Cannavacciuolo, figlio del pastore Mario noto per essere stato una delle prime vittime della diossina assieme alle sue pecore, morte prima di lui, nell’area dell’inceneritore e della ex Montefibre. Intanto succede che il Comune di Acerra abbia mandato ruspe a scavare proprio nei terreni di Cannavacciuolo. Vigili urbani e Arpac, agendo sulla base di un esposto, hanno scavato alla ricerca di carcasse di pecore uccise dalla diossina eventualmente sepolte illegalmente. Ma non è stato trovato nulla, benchè le ruspe abbiano raggiunto la falda acquifera. I Cannavacciuolo tra sequestri e abbattimenti persero tutte le bestie tra il 2003 e il 2008 a causa della contaminazione da diossina. L’ultimo dei Cannavacciuolo con i volontari delle Guardie Ambientali è riuscito a portare le ruspe dell’Arpac in varie zone contaminate attorno a contrada Pagliarone.

TERRA DEI FUOCHI, ALLARME DA ORTA DI ATELLA – «I cittadini di Orta di Atella sono seriamente preoccupati per la loro salute. Ancora una volta ci rivolgiamo al sindaco e all’ intera amministrazione trasmettendo la paura della gente del paese che amministrano» scrive sulla sua pagina Facebook il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello, allegando alcune lettere dei cittadini, come questa: «Buonasera don Maurizio, volevo segnalare che ad Orta questa sera improvvisamente siamo stati assaliti da una puzza terribile, nauseante che ti toglie il respiro. Ho chiuso tutte le porte di casa nonostante il caldo per paura che possa far male ai miei tre bambini piccoli. Di che cosa si tratta? Sono disorientato non so cosa fare. La ringrazio e la sostengo nella sua lotta». I cittadini, conclude don Patriciello, «hanno il diritto di sapere che cosa hanno dovuto respirare». I roghi sono quotidiani malgrado l’esiguo impegno dell’Esercito, in proporzioni non commisurate all’emergenza.

CASALNUOVO, INCENERITORE A GOGO’ – Molte segnalazioni giungono anche da Casalnuovo, dove il pericolo di respirare qualcosa di pericoloso che non si conosce è più subdolo. «L’altra sera, malgrado la pioggia, io e la mia famiglia siamo stati improvvisamente assaliti da un odore acre, nauseabondo, che bruciava gli occhi e la gola anche in assenza di fumi – scrive un genitore di Casalnuovo – non possiamo sapere da dove proviene questo veleno ma sospettiamo che si tratti dell’inceneritore RamOil, che si attiva bruciando soprattutto quando piove». L’inceneritore dell’ex raffineria era utilizzato qualche tempo fa per bruciare farmaci scaduti o sequestrati, secondo i comitati ambientalisti nell’inceneritore sarebbero finiti anche rifiuti della Montefibre. Quanto succede oggi invece rappresenta un vero giallo, che nemmeno i deputati locali sono stati capaci di svelare.

ALLARME NEI COMITATI – Subito dopo l’allarme tumori in Terra dei Fuochi confermato dall’Istituto Superiore di Sanità, è arrivata la notizia del commissariamento dello stesso istituto per il disavanzo biennale con i complimenti allo staff uscente dalla ministra Lorenzin: commissario dell’Ente sarà Gualtiero Ricciardi, ordinario di Igiene al Gemelli. A lui «sono stati conferiti i poteri previsti dalla legge per ricondurre in equilibrio finanziario il bilancio». Una notizia che spiazza i comitati di Terra dei Fuochi mentre i medici per l’ambiente dell’Isde si aspettano qualcosa del genere anche per il Pascale (non ne fanno mistero sulle loro pagine web) giacché anche il direttore Tonino Pedicini non è stato «leggero» in questi mesi né con gli allarmi sulle malattie oncologiche né con i colleghi cosiddetti «negazionisti» che, è un fatto, annoverano nelle loro fila, più o meno esposti, molti nomi di ex dirigenti Asl o Arpac, anche interessati da inchieste su violazioni di carattere amministrativo o ambientale che, dicono i medici Isde (ma alche indagini in corso o giunte a sentenza di primo grado di almeno due Procure campane) ««avrebbero dovuto controllare terra e acqua in questi vent’anni di avvelenamenti e non l’hanno fatto, nel doppio ruolo, magari, di controllori e controllati». Si rifanno alle ultime rivelazioni del pentito Schiavone su «venti anni di deliberato non controllo».

Corriere Del Mezzogiorno