Tenta il suicidio tagliandosi le vene. “Lo zio mi ha stuprata per due anni”

disperazioneBologna, 18 luglio 2014 – Violata nella maniera più oscena da chi avrebbe dovuto occuparsi di lei. Umiliata ancora bambina. Non ascoltata neppure quando, in preda alla disperazione, ha tentato di farla finita, tagliandosi le vene. La protagonista dell’incubo, durato due anni, è una ragazza con problemi di udito oggi diciottenne, ma che, all’epoca dei fatti, di anni ne aveva appena 13.

Accusato di aver abusato di lei, il compagno della zia, alla quale la bambina veniva affidata occasionalmente dalla madre, impegnata per motivi di lavoro. Ieri si è aperto il processo a carico dell’uomo, un 45enne di origine siciliana, ma residente in un paese dell’hinterland, difeso dall’avvocato Giovanni Romano, che dovrà rispondere di violenza sessuale su minore di 14 anni (pubblico ministero Rossella Poggioli).

Il calvario della ragazzina sarebbe iniziato nel dicembre del 2008, quando la madre si deve allontanare da casa per alcuni giorni per motivi di lavoro e la affida alla zia. È nell’abitazione della donna che si sarebbe consumato il crescendo di violenze, con la bambina costretta a subire gli abusi delle zio, sempre più spinti, sempre più crudeli.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, la ragazzina sarebbe stata stuprata mentre l’orco le impediva la fuga, faccia al muro, le braccia strette nella morsa dell’uomo e le imponeva il silenzio con gli altri familiari. Due anni in cui l’agonia si sarebbe più volte ripetuta, fino a raggiungere il culmine quando, in preda alla più cupa disperazione, la ragazzina aveva provato a tagliarsi le vene. In quell’occasione lo zio orco avrebbe spinto perché fosse medicata a casa, per evitare che fosse visitata al pronto soccorso.

UNA SITUAZIONE esasperante, venuta alla luce soltanto quando la vittima, ormai allo stremo, non aveva più retto e aveva raccontato tutto a un operatore della scuola, senza però confessare l’identità del suo aguzzino. Era partita l’inchiesta della Procura, con le indagini affidate alla polizia che, attraverso intercettazioni, perquisizioni, sequestri di materiale pornografico a casa dello zio e perizie (oltre alle rivelazioni della vittima) era arrivata a chiudere il cerchio sul 45enne siciliano.

NELL’UDIENZA di ieri il giudice ha accolto i testi e rinviato il processo, con l’audizione dei testimoni del pubblico ministero e della parte civile, al prossimo 11 dicembre.
«Confidiamo nella giustizia — ha detto il legale di parte civile, l’avvocato Luigi Antonio Comberiati — per restituire un futuro e una serenità a questa ragazza. Attendiamo il dibattimento per far emergere le verità raccontate dalla vittima, per chiudere finalmente così con un passato che le ha distrutto la vita».

Nicoletta Tempera

Fonte Il Resto del Carlino