Omicidi e crocifissioni; altri sei stupri contestati a Riccardo Viti. Il legale “Provato e preoccupato per gravità dei reati contestati”

vitiFirenze, 19 luglio 2014 – “E’ provato, è preoccupato per la gravità dei reati che gli vengono contestati”. Sono le parole di Francesco Stefani, l’avvocato di Riccardo Viti, l’idraulico fiorentino in carcere dal 9 maggio scorso per l’omicidio della giovane romena Andreea Cristina Zamfir, crocifissa a una sbarra in una strada a Ugnano. Sono sei infatti le violenze che il pm Paolo Canessa contestera’ a Viti che sara’ interrogato nel carcere fiorentino di Sollicciano martedi’ 22 luglio. Oltre alle violenze nei confronti di Andreea Cristina morta, come stabilito dall’autopsia, in seguito alle sevizie a cui l’aveva sottoposta dopo averla denudata e legata a una sbarra, Viti avrebbe agito nello stesso modo nei confronti di altre 5 giovani donne. Alcune di loro erano state costrette a farsi medicare in ospedale, tutte lo avrebbero riconosciuto e denunciato dopo che le immagini del suo arresto erano finite in tv e sui giornali. Il primo episodio risalirebbe al 17 luglio 2011.

Per l’accusa c’e’ poi stata una vera escalation negli ultimi mesi (4 gli episodi che sarebbero a lui collegati tra febbraio e maggio 2014). In tutti i casi Viti avrebbe sottoposto le giovani prostitute, trovate nelle strade di Firenze e dintorni nelle sue serate solitarie a bordo del Doblo’, a pratiche di violenza e sodomia. In due casi si sarebbero consumate a Le Bartoline, nel comune di Calenzano, non lontano da dove il 22 ottobre 1981 trovarono la morte Susanna Cambi e Stefano Baldi, due delle vittime del mostro di Firenze. “Prendo atto delle contestazioni – dice il suo difensore -. Credo che nell’interrogatorio di martedi’ prossimo molti aspetti andranno chiariti sopratutto quelli relativi ad alcuni casi”. Il dna di Viti, trovato sul nastro adesivo con il quale era stata legata Andreea Cristina Zamfir, sarebbe stato riscontrato anche in altri episodi, alcuni anche piu’ vecchi di quello del 2011. Ma non tutti, almeno al momento, gli verrebbero contestati.

“Lui ora ha realizzato quanto successo – commenta l’avvocato – ma continua a ripetere che non voleva che accadesse”. In carcere Viti non e’ piu’ in isolamento, “e’ in una cella con altri due detenuti – aggiunge Stefani -. Uno di questi e’ Luca Delfino”, l’uomo condannato a oltre 16 anni per l’omicidio di Antonella Multari avvenuto a Genova nell’agosto 2007. Stefani, che in questi mesi ha incontrato Viti diverse volte, lo descrive come “un uomo che ha sbagliato, che si assume le responsabilita’ di quanto successo, ma che respinge l’accusa piu’ grave”, quella di aver voluto causare la morte della giovane che lui, assicura, aveva abbandonato ancora viva. Viti in queste settimane ha avuto piu’ volte la visita in carcere della moglie e degli anziani genitori (“sono distrutti ma dicono anche che ‘ha sbagliato ed e’ giusto che paghi'” spiega ancora l’avvocato).  – La nazione