Riconosciuto colpevole di violenza e pedopornografia, portava i ragazzini ai raduni

SILEA, 19 Luglio – È stato condannato a due anni il trentaduenne allenatore di calcio Maurizio Mandato, accusato di violenza sessuale nei confronti di un minore e di detenzione di immagini pedopornografiche. Ligure di origini e toscano di adozione, Mandato aveva organizzato campi estivi di preparazione sportiva in Toscana e anche in provincia di Treviso, a Silea.
Il pubblico ministero Alessia Tavarnesi, che aveva istruito il processo, aveva ritenuto che fossero state raccolte prove sufficienti per una severa condanna e aveva chiesto per lui il rito immediato di fronte al Tribunale. La difesa ha optato per il rito abbreviato, che si è svolto di fronte al giudice Barbara Lancieri. La richiesta del Pm era stata di quattro anni di reclusione, ma il giudice ha però ridotto a due anni riconoscendo il “fatto lieve” all’interno di una fattispecie grave di reato e poi c’è stato un parziale riconoscimento dell’incapacità dell’imputato.
Mandato, un tempo collaboratore del vivaio dell’Udinese calcio, è molto conosciuto in provincia in quanto fino al 2012 aveva partecipato all’organizzazione dei campi estivi a Silea. Le indagini nei suoi confronti avevano preso il via sulla base di un esposto presentato dall’Udinese, la quale denunciò che il 32enne aveva organizzato corsi di calcio in Toscana spendendo laggiù indebitamente il nome della società bianconera. Nel corso di una perquisizione nell’abitazione dell’allenatore da parte delle Fiamme Gialle furono casualmente scoperte numerose fotografie di minorenni a sfondo sessuale.
Per il reato di pedopornografia non è stata emessa alcuna misura cautelare, in quanto il gip ha ritenuto che non vi sia prova di una diffusione di tali immagini: a quanto pare l’allenatore le scattava per poi tenerle per sé. Solo uno dei bambini fotografati, dell’età di 12 anni, è stato identificato e a questo episodio si riferisce l’accusa di violenza sessuale nei confronti di minore.
A questa identificazione non è seguita la costituzione di parte civile da parte della famiglia. In altri casi non è stato possibile dare un nome ai bambini ritratti nelle fotografie, in quanto i volti non erano visibili.
Fonte: Gazzettino