E’ disabile, ora rischia anche la casa già pignorata

image-1PONTE SAN NICOLO’. La vita non è stata generosa con Maria Cristina Magagna, 52 anni, disabile, di Roncaglia. Al momento della nascita un’emorragia celebrale l’ha condannata a un’invalidità dell’80%. Ora rischia la casa, simbolo di un’autonomia conquistata a fatica. Il suo appartamento di via Marconi, infatti, nel 2012 le è stato pignorato per pagare un debito da 13 mila euro contratto con uno studio legale fiorentino, in merito a una causa – persa – per mobbing. Ieri mattina, alle 9.30, la visita dei periti del Tribunale di Padova, venuti a valutare il valore della casa prima della sua vendita, che si dovrebbe tenere – salvo colpi di scena – nel mese di novembre.

«Vogliono soldi che non ho», ammette, seduta nel divano del suo piccolo appartamento. Licenziata, ingiustamente, poi reintegrata e licenziata di nuovo, la donna si era rivolta a un’associazione contro il mobbing: «Sono stati loro a mettermi in contatto con questi avvocati. Mi hanno detto che si pagava poco, e che ci saremmo arrangiati a rate. Eppure, questi legali, che pur risultavano iscritti alle liste del patrocinio gratuito, non mi hanno mai detto che avevo diritto al servizio». Nel 2011, dopo la perdita della causa, l’arrivo della parcella: 13 mila e 207 euro, interessi compresi. Impossibile per la disabile, con una pensione di 190 euro al mese e solo qualche lavoretto per arrotondare, pagare una cifra così ingente. Gli avvocati fiorentini hanno dunque sottoposto a esecuzione forzata il suo appartamento, comprato nel 2000 al costo di 220 milioni di lire. Il mutuo è bloccato: la banca attende ancora 49 mila euro. «Perché non la macchina? Perché non i mobili? Perché proprio la casa?», si sfoga.

Nel frattempo, il nuovo avvocato della donna Michele Dall’Agnese (difensore tramite il patrocinio gratuito) ha chiesto alla Consulta di dichiarare l’incostituzionalità del pignoramento della prima casa: nel “Decreto del fare” dello scorso anno, infatti, è fatto divieto al Fisco di pignorare la prima casa di un debitore. Una tutela non estesa – per ora – alle dispute tra privati. Intanto, però, la macchina del Tribunale non si ferma. Alle 9.30, puntuali, i periti iniziano a suonare il campanello. Per alcuni lunghi minuti la donna si è rifiutata di aprire, poi ha ceduto, per evitare conseguenze più gravi. Ma di fronte ai periti ha urlato tutta la sua rabbia.

Mattino di Padova – Andrea Canton