Mose, quel blitz bloccato a Padova: fari puntati sul ruolo dei Servizi Segreti

moseVENEZIA, 20 Luglio – L’ombra dei Servizi segreti nello scandalo del Mose: emerge dall’inchiesta condotta dalla Procura di Venezia. Particolari rimasti finora segreti e che ilGazzettino racconta in esclusiva. Della presenza inquietante di “spioni” si sapeva già perchè lo stesso Baita, patron Mantovani e “genio” delle tangenti, aveva raccontato di aver pagato milioni di euro in consulenze “spionistiche”. In un verbale del 6 giugno 2013, il manager rivela: «..nel corso di una colazione con Cicero a Roma vidi la presenza del generale Pollari». Cicero è il responsabile del periodico, “Il Punto”, a cui verserà oltre 2 milioni di euro, convinto che sia in grado di fornirgli informazioni sull’inchiesta.

Ma il 4 giugno 2014, quando scatta all’alba il mega blitz che porterà in galera 34 persone e farà conoscere il “sistema Mose”: alle 4 del mattino i Finanzieri si presentano a casa del colonnello Paolo Splendore (Baita ha assunto la figlia in una società della Mantovani) e nella sede padovana dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) che Splendore dirige. Il colonnello non ha alcuna intenzione di lasciare che i Finanzieri mettano le mani sulle su carte e pc. Viene chiamato al telefono Stefano Ancilotto, pm dell’inchiesta Mose: «Restate lì». Alza il telefono e parla con il Procuratore aggiunto Carlo Nordio, che coordina le indagini.

«Sì, ricordo la telefonata e ho poi parlato con un funzionario dei Servizi a Roma in grado di decidere – conferma Nordio – La perquisizione è iniziata alle 7 di sera». I Finanzieri hanno aspettato nella sede dell’Aisi di Padova per ben 15 ore. Nordio è stato diplomatico, ma fermissimo: la Procura di Venezia non si sarebbe fermata. Come si fa ad invocare il segreto di stato in una inchiesta sulle mazzette? – Maurizio Dianese – Gazzettino