«Io, vigile del fuoco ricattato da una ragazza conosciuta in chat»

pedofilia_onlineLo Sfogo: «Temo che mi rovini la vita». Dopo aver chiesto denaro la studentessa ha minacciato il giovane e la sua famigliao sfogo: «Temo che mi rovini la vita». Dopo aver chiesto denaro la studentessa ha minacciato il giovane e la sua famiglia.

Brescia, 9 Agosto. – Era nato tutto per gioco. Per la voglia di conoscere una ragazza, certo («del resto sono single, rendo conto solo a me stesso»), ma anche per la curiosità di farlo, per così dire, oltrepassando i confini della piazza reale per esplorare quella virtuale. Ma quel gioco si è trasformato nel peggiore degli incubi nel giro di pochi giorni. L’agitazione nella voce del protagonista di questa storia – che preferisce restare anonimo, visto che siamo ancora in fase d’indagine – è palpabile. «E ora come faccio?» continua a chiedersi. Poi torna a quando tutto è iniziato.

A mettere la pulce nell’orecchio di questo ragazzo bresciano di 25 anni che nella vita fa il vigile del fuoco («precario, per favore lo specifichi») è un collega: «Sai, su questo sito ci sono un sacco di ragazze, prova a dare un’occhiata» gli dice. Il sito si chiama «Adotta un ragazzo»: in realtà, chi ha tentato di farsi «adottare» (o meglio mantenere) in questo caso è stata proprio una delle tante giovani che popolano il portale di incontri. È andata così. «Mi sono iscritto e un giorno, dopo essermi collegato, ho trovato una notifica». «Ciao, sono Elena, ho 24 anni, sono francese ma studio a Milano e cerco un ragazzo per bene» c’era scritto nel messaggio. In allegato, la foto di una bellissima ragazza. Il vigile del fuoco le risponde, e la conversazione trasloca subito su Facebook. Alla avvenente studentessa altro non serve che questo contatto con il giovanotto avvicinato in chat.
Con il senno di poi, in effetti, fa riflettere un altro passaggio. «La prima cosa che mi ha chiesto è stata che lavoro facessi, lo ricordo bene. Le ho scritto semplicemente la verità: il vigile del fuoco». Ma quella sera è troppo tardi per continuare: «Scusami ma sono stravolto dalla giornata e domani mi sveglio presto per andare in caserma, meglio chiudere qua…».

«Aspetta, un attimo, non hai Skype?» chiede lei. «No». «E allora creati un collegamento». «Ma non ora». Determinata e insistente, giustifica le sue richieste con il desiderio di vedere via web cam il nuovo «amico» in modo da potergli parlare e non solo scrivere. E così sia. «Ci siamo risentiti su Facebook e alla fine l’ho accontentata». La sorpresa arriva al primo contatto video. «Si è presentata in lingerie sdraiata sul letto». E le provocazioni hard non hanno tardato ad arrivare. «Ma davvero trovi ragazzi che subito si spogliano così? Scherzi? Io non le faccio queste cose, scusa, non dicevi di cercare un tipo per bene? Ecco, io lo sono».
Battute e risate non sono servite per raffreddare i bollori. «Ha continuato, ci sono persino rimasto male, a quel punto ha iniziato a insultarmi, dicendomi che se non avevo il coraggio si spingermi oltre ero un uomo senza attributi…». A seguire una serie di insulti. Connessione chiusa. Ma è solo l’inizio. Perché – travolto dall’orgoglio e dal nervosismo – pure il vigile del fuoco s’è fatto trascinare nel gioco delle scene hot davanti alla telecamera. «Ho commesso una sciocchezza, lo so…». Ma ancora il giovane non immagina quello che lo aspetta.

«Lei mi ha mandato la parte più scabrosa del video». Insieme al filmato un consiglio: «Se non fai quello che ti dico rovino te e tutta la tua famiglia, capito? Quanti soldi hai? Dammeli. Altrimenti sei spacciato. Guarda che copio il video e lo invio ai tuoi amici di Facebook, ai colleghi e lo carico pure su Youtube». Lui prova a contrattaccare. «Non scherzare, guarda che ti denuncio». «La polizia non ti può aiutare, ho già fatto in modo di intrappolarti». In effetti, il video hard che ritrae l’ignaro vigile del fuoco è già in viaggio verso tutti i suoi contatti. «Non potevo crederci….». Ma non è tutto. Perché sul filmato compare una scritta. «Mi accusa di aver agito di fronte a una bambina di 12 anni. Io pedofilo, capisce? Non ci dormo».
Subito scatta la denuncia. In tarda serata ai carabinieri – che acquisiscono il video – poi alla polizia postale («mi hanno detto che di questi casi ce ne sono a centinaia»). L’ipotesi di reato è tentata estorsione. «Ma ora ho paura che questa persona mi rovini la vita, sul serio, che mi faccia perdere il mio lavoro, la cosa che amo di più al mondo». I dubbi lo assalgono. «E se davvero si tratta di una minorenne e io stupidamente non me ne fossi accorto? Se fossero in due complici? O se ci fosse dietro uno sfruttatore? Questa cosa mi fa impazzire. Ma di certo non voglio essere arrestato per la mia ingenuità». Ingenuità che s’è fatta intrappolare da quello che, apparentemente, era nato come un gioco.

Mara Rodella – Corriere.it