Timori di contagio tra i poliziotti «Più controlli sugli stranieri»

poliziotti sbarchi immigratiIl sindacato chiede «attenzione sui rischi per i nostri agenti che lavorano a contatto con gli immigrati» I timori: la diffusione dell’ebola in Africa e il recente caso di lebbra. Iuliano, Siap: «Ha ragione Zaia»

Treviso, 11 Agosto. – Allarmi sanitari, ebola in primis: i poliziotti che lavorano a contatto con gli immigrati chiedono maggiore sicurezza: «Rischiamo il contagio di qualche malattia». A lanciare l’appello è la sigla Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) di Treviso.

La discussione sull’allarme planetario per la diffusione del virus ebola, con diversi focolai nell’Africa centro-occidentale e casi di contagio arrivati negli Usa e in Europa, ha toccato anche il Veneto e la provincia di Treviso. Non solo: l’accertamento di un caso di lebbra all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, con al centro un cittadino immigrato dal Bangladesh, ha fatto muovere il presidente della Regione, Luca Zaia, che ha lanciato l’allarme sulla sicurezza sanitaria. Ora il sindacato di polizia Siap si associa: «Condividiamo le legittime preoccupazioni manifestate dal presidente della Regione», dice il segretario provinciale del Siap, Flaviano Iuliano, «e da tempo richiamiamo l’attenzione delle competenti autorità sui rischi per i nostri agenti, che ogni giorno convivono con le problematiche di regolarizzazione degli stranieri che arrivano nel nostro paese, di contrazione di qualche malattia».

Allarme o allarmismo? La differenza è sostanziale e il dibattito aperto. Diverse voci della comunità medica e scientifica hanno seminato tranquillizzazioni, in queste settimane: praticamente impossibile che il virus ebola arrivi fino a qui, perché i tempi di incubazione sono rapidissimi e chi contrae la malattia ha pochissime speranze di sopravvivere a un viaggio lungo come quello dall’Africa all’Italia. Per la lebbra, invece, è stato accertato un unico caso, e le possibilità di contagio sono praticamente nulle. I poliziotti del Siap, però, chiedono che anche i rischi minimi non vengano sottovalutati. «Nel considerare l’eccellenza operativa dell’ufficio immigrazione della nostra questura», dice il Siap, «dove risultano regolarizzati oltre 120 mila stranieri, da tempo richiamiamo l’attenzione sui rischi di contrazione di qualche malattia. Chiediamo mirati rilevamenti presso gli uffici di polizia, non solo a salvaguardia dei poliziotti che ci lavorano, ma anche dei tanti stranieri che giungendo in questa provincia si ritrovano molto spesso in condizioni di ristrettezza e per diverse ore, a dover attendere l’istruzione delle relative pratiche di regolarizzazione o di rinnovo dei permessi di soggiorno». I pericoli, conclude il sindacato, sono «non solo per gli appartenenti al comparto sicurezza e difesa, ma anche per la salute pubblica, e nondimeno per gli esponenti delle amministrazioni pubbliche»

Fabio Poloni – Tribuna di Treviso