Il treno andò a fuoco, le rimborsano 4,50 euro

binariPISA, 12 agosto 2014 –  Che la linea sia interrotta o che il treno prenda fuoco, poco cambia: Trenitalia ai passeggeri illesi rimborsa al massimo il 50 per cento del biglietto. È quanto prevede l’azienda in caso di ritardo superiore alle due ore. Lo sa bene Beatrice – una studentessa di Sarzana che chiede di non rivelare il suo cognome – che insieme ad altre 120 persone, il 20 giugno scorso era a bordo dell’Intercity 522 Napoli – Sestri Levante, il convoglio su cui a Migliarino Pisano è divampato un incendio che ha distrutto la penultima carrozza.

Una tragedia sfiorata: per fortuna c’è stato solo qualche viaggiatore intossicato. Ma ora a fare notizia sono i (magri) rimborsi a beneficio di chi era bordo. L’unico indennizzo erogato, almeno per chi non ha riportato conseguenze fisiche, è stato pari al 50 per cento del prezzo del tagliando: come accade in occasione dei ritardi superiori ai 120 minuti.

Beatrice, nel pomeriggio del 20 giugno, era salita alla stazione di Roma Ostiense ed era diretta a Massa, dove sarebbe dovuta arrivare attorno alle 23.30. La ragazza aveva acquistato il biglietto su Internet a soli 9 euro invece di 37,50, grazie alla tariffa “Super Economy”. «Venti giorni dopo l’incidente – racconta Beatrice – ho visitato il sito di Trenitalia per avere il rimborso, ma con mia grande sorpresa mi hanno dato solo 4,50 euro: la metà di quanto speso. Francamente – continua la ragazza – dopo tutto quel fumo respirato mi sarei aspettata almeno un indennizzo integrale. Per non perdere troppo tempo, fra l’altro, mi è venuto a prendere mio padre e sono arrivata a casa dopo l’una e mezza. Quei soldi – conclude Beatrice – non sarebbero bastati nemmeno per pagare l’autostrada».

Alla ragazza di Sarzana, in realtà, è andata pure bene: se il rimborso è pari o inferiore a quattro euro, infatti, non viene neanche versato. E lei lo ha ricevuto per soli 50 centesimi. Non è andata così al massese Davide Simone, che a Pisa ha acquistato un biglietto al prezzo di otto euro (uno in meno di Beatrice). Diviso due, il totale, fa quattro: per lui, quindi, oltre al danno, anche la beffa. Ma Davide ha scoperto l’arcano solo dopo che lo abbiamo contattato. «In automatico nessuno mi ha rimborsato nulla – spiega Simone – ma dopo l’accaduto non ho avuto la forza di lamentarmi. Ricordo di essere tornato a casa alle 2.30 anziché alle 23.30».

Ferrovie dello Stato, dopo la nostra richiesta di chiarimenti, nel tardo pomeriggio di ieri ha risposto sostenendo di «aver dato istruzione di rimborsare integralmente i passeggeri». Una spiegazione che, alla luce della testimonianza di Beatrice, non ci ha convinto. Così siamo andati a fondo. Dall’ufficio stampa dell’azienda hanno poi precisato che «se è stato corrisposto un risarcimento parziale si è trattato di un disguido». E allora, dopo le novità emerse, ci siamo chiesti: perché non tentare nuovamente la strada del rimborso? Così abbiamo convinto Beatrice a chiamare il call center di Trenitalia per comunicare il codice del suo tagliando e ricevere gli altri quattro euro e mezzo. «Ho fatto presente la novità del risarcimento integrale – spiega Beatrice – ma una signorina al telefono, dopo aver insistito, ha letto un documento su cui era spiegato che, per chi era sceso a Viareggio o nelle stazioni successive, l’indennizzo era del 50 per cento».

Davide Simone, invece, non poteva recarsi alla stazione di Massa. Per lui si è mosso l’amico Alessio Profetti. Il giovane ha spiegato di aver scoperto solo in quel momento la possibilità del rimborso integrale, circostanza che avrebbe fatto balzare il suo potenziale indennizzo sopra la soglia minima dei 4 euro. Ma l’addetta della biglietteria lo ha subito interrotto. «Mi hanno risposto di rivolgermi alla direzione regionale dell’azienda», spiega Alessio. Insomma, se Trenitalia ha davvero deciso di rimborsare integralmente i viaggiatori dell’Intercity 522, almeno poteva informare i suoi dipendenti.

Fonte Il Tirreno