Calcio, Evans in carcere per stupro, i tifosi: “Non lo vogliamo”

chad evansIn 60mila hanno firmato una petizione per convincere la dirigenza del Sheffield United a non riportare in squadra il giocatore oggi in prigione.

Londra, 13 Agosto. – Una petizione per dire “no” alla violenza sulle donne. Con un paio di dettagli in più: siamo nel mondo del calcio e la petizione è una forma di ribellione dei tifosi. In 60 mila si sono rivolti allo Sheffield United, club che milita nella terza divisione del campionato inglese, per non riportare in squadra Chad Evans, in carcere per stupro. Condannato nell’ aprile del 2012 a cinque anni di prigione, sta scontando la sua pena. Ai tempi, il giocatore ex Manchester City, aveva ammesso di aver avuto rapporti sessuali con una 19enne, ma l’accusa aveva dimostrato che la ragazza, ubriaca, non era consenziente.

ALL’ESTERNO — Probabilmente il 25 enne sarà rilasciato già a ottobre. Alla notizia, fuori dal carcere si sono scatenate reazioni opposte. Da una parte il club, che si è subito mosso per riaverlo in squadra. Dall’altra parte i tifosi che si sono attivati, viceversa, per chiedere alla dirigenza di non richiamarlo. Alan Smith, dirigente dello United: “Ha fatto il suo tempo, ha scontato la sua pena e vorremmo che tornasse a giocare con noi. Bravi giocatori come lui devono continuare a giocare e se non con noi, almeno con altre squadre”
LA RICHIESTA — A queste parole hanno risposto in modo molto duro i tifosi: 60 mila firme per dire no al ritorno di Evans. “E’ giusto che chi ha scontato la sua pena poi torni a lavorare, ma esortiamo lo Sheffield United a riflettere molto attentamente sul messaggio che mandano riassumendo qualcuno che è stato condannato per un crimine così grave. Se decidono di farlo, che è un loro diritto, sarebbe giusto che prendessero seriamente in considerazione l’impatto che avrà sul gran numero di loro sostenitori. Chiediamo loro di dichiarare in modo forte e chiaro che la misoginia, il sessismo, la violenza e la violenza sessuale, in particolare, non saranno tollerati nel mondo del calcio”.
Gazzetta dello Sport