Quell’ipocrisia radical chic

radical chicRoma, 13 agosto 2014 – «Datemi una sola frase del miglior gentiluomo di Francia e avrò di che impiccarlo» disse Fouché, ministro di polizia di Napoleone. Non si sa con esattezza se queste parole uscirono effettivamente dalla sua bocca o se furono partorite da qualche suo nemico, certo è che il concetto è sempre valido: è sufficiente una frasetta per farti sbranare. Ed è quanto successo ad Angelino Alfano. Ora, che noi non si consideri positivamentil suo operato, è del tutto evidente, dato che non passa giorno che non si tratti con articoli o addirittura con inchieste, i danni causati da un’immigrazione che non viene contrastata e che va ben al di là dell’accettabile, tanto da dover essere considerata ormai una invasione; e ugualmente non risparmiamo critiche all’abolizione del reato di clandestinità perorato anche dal ministro dell’interno. Ma oggi riteniamo giusto difenderlo e reazioni sguaiate dei soliti noti, ovvero i portatori sani di un pensiero unico malato, compatti nel dargli del razzista solo perché ha detto una cosa che tutti sanno: i vu’ cumprà non soltanto rompono le scatole ai cittadini insistendo perché acquistino almeno uno dei loro prodotti taroccati, non soltanto espongono spesso la loro mercanzia davanti alle vetrine di negozianti esasperati i cui guadagni diminuiscono, ma col loro agire danno una mano alla criminalità organizzata. Alfano ha poi usato, secondo i buonisti del “facciamoli entrare tutti”, un’espressione troppo forte per meglio riassumere il suo punto di vista: “gli italiani sono stanchi di essere insolentiti da orde di vu’ cumprà, dobbiamo radere al suolo la contraffazione”. E qui scoppia l’inferno. Vu’ cumprà? Ho sentito bene?, ringhia il paladino dell’antirazzismo d’accatto. E poi radere al suolo? Ha detto proprio questo?, continua ringhiando il paladino (un po’ pacifista) di prima. Eh, sì, non mi sbaglio, ho sentito davvero bene. E così è partito il tiro incrociato contro Angelino, che di colpe ne ha parecchie ma questa assolutamente no. Il problema è che l’ipocrisia il più delle volte rende ciechi. La verità è che i gendarmi del politicamente corretto appena sentono una parola, una sola, che esce dai loro schemi mentali, reagiscono come i cani di Pavlov che sbavano al suono delle campanella.
E dire che basterebbe che questi signori passeggiassero una sera per le vie del centro di Milano, di Roma o di qualche altra grande città italiana per rendersi conto che ormai viviamo in mezzo ad un unico, enorme suk. Fanno finta di non vedere. Solo se trovassero dieci vu cumpra ogni giorno sotto casa si scoprirebbero più onesti intellettualmente e meno radical chic.
di Cesare Ferri

Fonte Il Tempo