Si può essere «drogati» di sole Tutta colpa delle endorfine

abbronzaturaL’esposizione cronica ai raggi ultravioletti provoca il rilascio degli «ormoni del benessere», con un’azione simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee.

13 Agosto. – E se il sole fosse una droga, proprio come l’eroina, che porta a dipendenza fisica? L’ipotesi viene avanzata da ricercatori dell’Università di Harvard che sostengono che l’esposizione cronica ai raggi ultravioletti provoca il rilascio delle endorfine, gli «ormoni del benessere» prodotti dal nostro cervello e dotati di una potente attività analgesica e stimolante, con un’azione simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee. Non saremmo così più in grado di fare a meno del sole, per le sensazioni piacevoli che ci dà, e ne diventeremmo dipendenti, come fosse una sostanza stupefacente. A confermare la teoria sarebbero i test condotti su roditori esposti per sei settimane a raggi UV, come spiegano in uno studio pubblicato sulla rivista Cell: al termine della sperimentazione in laboratorio i topi, proprio come i tossicodipendenti, hanno mostrato i segni della dipendenza fisica e i comportamenti tipici dell’assuefazione.

Un desiderio istintivo
«Nonostante sia cosa nota che i raggi ultravioletti siano cancerogeni, moltissime persone sono del tutto indifferenti e non utilizzano neppure il minimo buon senso utile a non ustionarsi – dice David Fisher, membro del dipartimento di Dermatologia al Massachusetts General Hospital e all’Harvard Medical School e autore della ricerca -. Questa scoperta potrebbe spiegare perché moltissime persone hanno un desiderio istintivo di stare al sole nonostante i rischi per la propria salute (perché sono assuefatte) e aiutarle a convincersi che è del tutto insensato adottare un atteggiamento imprudente verso il sole, che devono combattere quella che percepiscono solo come una “preferenza” (che potrebbe essere dovuta a una dipendenza psicofisica) e fare invece uno sforzo di consapevolezza per proteggersi dalle radiazioni». L’ipotesi è, insomma, quella di prendere coscienza del proprio essere «drogati di UV» e combattere a fatica con la propria «malattia».

Pro e contro del sole
Gli amanti del sole si riversano sulle spiagge ogni anno, spesso incuranti dei rischi che le troppe radiazioni comportano. Mare, monti, laghi o parchi cittadini, la scottatura è sempre in agguato e con lei il rischio di tumore. Ad oggi è stato dimostrato scientificamente un chiaro e indubbio rapporto tra esposizione ai raggi del sole e basalioma, il più comune tumore cutaneo, fortunatamente poco aggressivo, che si diagnostica soprattutto in chi passa molte ore all’aria aperta (come marinai e pescatori, agricoltori, addetti all’edilizia) e nelle zone del corpo più esposte, quali volto e cuoio capelluto. Ma alcuni studi indicano anche che le ustioni provocate dalla scorretta esposizione al sole (specie in giovane età) possono danneggiare il nostro Dna e, sul lungo periodo, portare a modificazioni delle cellule che inducono lo sviluppo del tumore. Tra i danni a carico del sole bisogna poi citare l’invecchiamento della pelle. Mentre fra i suoi vantaggi c’è la produzione di vitamina D (indispensabile per la salute delle nostre ossa), che per il 90 per cento generiamo grazie al sole e solo per il 10 introduciamo coi cibi. Oltre agli effetti positivi sull’umore, proprio per via del rilascio delle endorfine, già notati per esempio in pazienti che soffrono di depressione.

Vera Martinella – Corriere.it