Wrestler 17enne stupra e uccide bambina di 6 anni, poi si presenta alla veglia per la piccola

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Bremerton (stato di Washington), 13 Agosto – Si era presentato alla veglia funebre per la bambina il giorno prima di essere arrestato. Aveva comunicato al mondo, tramite Facebook, di avere l’Fbi in casa come se fosse uno dei tanti vicini che poteva sapere qualcosa sulla scomparsa della piccola Jenise.

Nessuno poteva sospettare di Gabriel Gaeta, ragazzone di 17 anni, studente e wrestler alla Olympic High School di Bremerton, nello stato di Washington. «Il gigante buono» come lo chiamava il suo allenatore Troy Reynolds, era per tutti un bravo ragazzo.

Gabriel è accusato di aver violentato e ucciso Jenise Wright, la bambina di 6 anni scomparsa il 2 agosto scorso. Il ragazzo prima l’ha stuprata, dopo l’ha strangolata e picchiata a morte. La piccola è deceduta a causa di un forte trauma alla testa e il suo corpo è stato ritrovato immerso in una palude fangosa, in una zona boschiva vicino alla Steele creek mobile home park, dove la famiglia Wright abitava.

Il giovane è finito nel mirino degli investigatori dopo che, durante una serie di interrogatori ai vicini di casa della famiglia della bambina, nellaimg107 sua camera da letto erano stati trovati vestiti sporchi di sangue e fango. Poi l’analisi del Dna lo ha definitivamente inchiodato data la corrispondenza con quello ritrovato sui vestitini della vittima.

Gabriel era un intimo amico dei Wright ed era stato molte volte a casa loro, vista l’amicizia con i fratelli più grandi di Jenise. «È devastante, sarà difficile perdonarlo» ha detto James, padre della piccola. L’adolescente ha confessato l’omicidio e potrebbe rimanere in carcere a vita se sarà confermata l’accusa di omicidio e di stupro di un bambino. Il giudice ha fissato la sua cauzione a 1 milione di dollari.

La bambina era stata vista l’ultima volta il 2 agosto prima di andare a letto. I suoi genitori avevano aspettato un giorno prima di dichiarare la scomparsa perché spesso la piccola si allontanava per giocare nel parco vicino. «Lei usciva senza dire nulla – ha detto il papà – non aveva paura». Per la famiglia quella doveva essere l’ultima marachella di Jenise, ma la bimba non hai mai fatto ritorno a casa.

Federica Macagnone – Il Messaggero