Malato di Parkinson ‘assistito’ dai gatti: “Sono i nostri angeli custodi”

gattini
Mario è gravemente malato: Fragolina e Arturo se ne prendono cura

Forlì, 18 agosto 2014 – Una storia bella, delicata e al tempo stesso struggente. Perché talvolta sentimenti contrapposti possono convivere sotto lo stesso tetto, palpitare in un unico petto. Protagonisti della favola triste sono Mario D’Argenio, 82enne originario di Avellino, trapiantato all’ombra di Saffi da quasi mezzo secolo, e la sua micia Fragolina. In pensione dopo una vita errante spesa tra vigili del fuoco, polizia e perizie assicurative, Mario contrae il morbo di Parkinson. Una malattia neurodegenerativa a evoluzione lenta ma inesorabile. E’ il 2003.

Quattro anni più tardi Fragolina entra a far parte della famiglia D’Argenio. «La trovò mio figlio Cesare, era minuscola e si era rifugiata in un campo di fragole», spiega Guendalina Ricci, la moglie di Mario. La piccina si fa subito voler bene e in breve diventa la mascotte di casa, nonostante la convivenza, inizialmente difficile con Arturo, l’altro felino dei coniugi. Poi i sintomi del Parkinson cominciano a essere evidenti e sempre più invalidanti. Mario fatica a camminare, ha disturbi dell’equilibrio. Contemporaneamente Fragolina inizia a graffiarsi e a strapparsi il pelo. Non semplicemente la parte superficiale del bel manto tigrato ma addirittura la pelle. In poco tempo la gattina si ritrova con una zampina glabra. Nudità che si estende poi a entrambe i fianchi.

La piccola finisce sul lettino di numerosi veterinari, che prescrivono terapie sempre differenti dopo aver abbozzato diagnosi perplesse e che a posteriori si riveleranno errate. Fino a quando un medico illuminato, forse dalla stessa frustrazione di non venir a capo della malattia, pone un interrogativo alla padrona della micia. «Avete per caso affrontato dei cambiamenti in casa nell’ultimo periodo?». La risposta è laconica. La malattia di Mario ha rivoluzionato l’esistenza in casa D’Argenio. E nel momento in cui la sintomatologia è peggiorata in maniera radicale, Fragolina ha somatizzato il dramma del ‘papà’. «E pensare che quando mio figlio l’ha portata a casa, mio marito non era d’accordo — dice Lina —. In realtà la simbiosi è scattata subito. La notte Fragolina si accoccola vicino alle sue gambe. E quando mio marito si spostava per casa appoggiandosi a una sedia con le ruote, lei vi saliva immediatamente».

Se Fragolina palesa una sensibilità speciale, anche Arturo non scherza. «Alcuni giorni fa Mario è caduto. Arturo mi ha ‘chiamato’ ripetutamente e ha sceso le scale per avvisarmi della situazione in cui versava mio marito». Segnali di amore verso un uomo che in gioventù, con il casco da pompiere calato sugli occhi, salvò due persone, una addirittura rischiando la vita tra le lamiere in fiamme di un camion. Ha un cuore grande Mario, come quello di Arturo e Fragolina. Nell’estate dei vili abbandoni, una bella lezione di amore.

di Francesca Miccoli – Il Resto del Carlino