Chiatti presto libero? Scoppia il caso: “Va garantita la sicurezza collettiva”

luigi chiatti22 Agosto. –  L’INCUBO che iniziò il 4 ottobre del 1992, quando il killer pedofilo Luigi Chiatti, oggi quarantasettenne, uccise il piccolo Simone Allegretti, tre anni, replicando l’orrore il 7 agosto del 1993, con l’assassinio del tredicenne Lorenzo Paolucci, è rimasto una ferita collettiva che nessuno ha potuto dimenticare. Ecco perchè spaventa tanto la comunità locale il fatto che per il geometra folignate che si autodefinì mostro si stia avvicinando a grandi passi l’ora del «fine pena». Fissata per l’ottobre del 2015. Se il giudice dovesse ritenerlo non più socialmente pericoloso, Chiatti potrebbe tornare in libertà. Una libertà che andrebbe a cadere proprio mentre in Italia si parla di chiusura degli Ospedali prichiatrici giudiziari e proprio mentre l’opinione pubblica è venuta a conoscenza di una serie di lettere che Chiatti ha scritto dal carcere ad un suo ex compagno di cella.

LETTERE in cui descrive con meticolosi e sconcertanti dettagli i suoi incubi, di cui sono ancora protagonisti ibambini ma anche gli animali, «soprattutto quelli più piccoli», conigli scuoiati o scarafaggi rossi, insetti da schiacciare ma anche «mucche da fare a pezzi con le forbicine della Chicco». «Senza voler negare a nessuno lapossibilità del reinserimento — dice il sindaco di Foligno, Nando Mismetti —, è evidente che ci aspettiamo una valutazione responsabile rispetto all’eventuale scarcerazione, che sappia anche salvaguardare al meglio la sicurezza collettiva».

«La descrizione di questi incubi non deve stupirci— commenta l’avvocato Silvia Stancati, assessore del Comune di Foligno ma anche legale, da anni, dell’Associazione Marcia degli Angeli, fondata da Luciano Paolucci, papà del piccolo Lorenzo —. Certe cose Chiatti le ha sempre dette, anche al processo, lo ricordo perchè ebbi modo di seguirlo anche nella mia veste professionale. Di questa ossessione per i bambini Chiatti ha sempre parlato. E ha anche più volte chiesto di essere aiutato. Mi sono fatta l’idea in questi anni che quella di Chiatti sia una personalità ‘border line’, che può oscillare dal baratro a momenti di consapevolezza, sempre a cavallotra attrazione e senso di colpa. Saranno ora i pareri tecnici a stabilire a che punto sia arrivato il suo percorso di recupero e se sia possibile il suo reinserimento sociale una volta scontata la pena, certo è che una comunità – che sia Foligno o un altro luogo – non può essere lasciata sola nell’accoglienza di una persona che si è sempre definita malata, con problematiche così complesse.

ACCOGLIERE Chiatti è un problema sociale che non può essere ignorato, soprattutto in questa comunità che non ha dimenticato. Qualora, scontata la pena, dovesse tornare a Foligno sarebbe necessaria una rete di supporto da parte delle strutture sociali del territorio, comunità e quant’altro, per il suo reinserimento ma anche per la sicurezza di tutti». Resta il fatto che per l’avvocato Stancati un suo eventuale ritorno a Foligno sarebbe veramente difficile da gestire: «Che succederebbe — aggiunge l’assessore — se incontrasse per strada uno dei familiari delle vittime? E ancora, come potrebbe gestire la sua vita visto che non ha più niente, nè la casa, credo, e neppure l’assistenza costante dei familiari, ormai anziani. E lui è ancora un uomo giovane, reduce da 20 anni di carcere, probabilmente con un forte disagio nel relazionarsi perchè è stato tanto in isolamento. Se mai Chiatti dovesse tornare a Foligno auspichiamo che la comunità sia avvisata per tempo per poter affrontare in modo adeguato quello che inevitabilmente rappresenterebbe un problema di difficilissima gestione».

di Patrizia Peppoloni – La Nazione