No slot: le prime storie di chi rinuncia ai video poker

ludopatia slot22 Agosto. – Sono tanti i locali toscani che stanno dicendo no alle slot: storie di bar, pub, pasticcerie e circoli che hanno aderito alla campagna lanciata dal Tirreno #Toscananoslot. L’iniziativa raccoglie e racconta le storie degli esercizi che hanno tolto i videopoker o che li hanno rifiutati nonostante le sirene di facili guadagni, promuovendo la lotta alla “malattia da gioco”. Per un titolare può sembrare difficile prendere la decisione di rinunciare ai proventi delle slot, ma le “nostre” sono storie di chi ha scelto di non cedere alle lusinghe di quelle lucette colorate che poco hanno a che fare con il lusso di Las Vegas e che invece portano molte persone sul lastrico.

Il problema della dipendenza da gioco coinvolge, infatti, una percentuale sempre crescente della popolazione adulta (il 3% secondo l’Organizzazione mondiale della sanità). Nella nostra regione si contano quasi 5.700 locali con le “macchinette”, con il record di Massa – Carrara, la provincia italiana con il maggior numero di minicasinò in rapporto alla popolazione.

La mappa di coloro che staccano la spina alle slot continua a riempirsi giorno dopo giorno di punti. Alcuni titolari si sono inventati soluzioni alternative, e decisamente più sane, per attrarre clienti e fare dei propri locali dei luoghi di aggregazione: attrezzare aree per bambini, organizzare iniziative o mettere a disposizione libri ai clienti.

Anche qualche amministrazione è scesa in campo contro la ludopatia: a Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa, sono stati previsti incentivi per chi toglie le slot con contestuali aggravi fiscali per chi, invece, le mantiene.

Fabrizio Maccapani, Bar “È il momento”, San Giovanni alla vena (Pisa)

A Fabrizio Maccapani, titolare della pasticceria “È il momento” di San Giovanni alla Vena, avevano sconsigliato di togliere le macchinette: “Fallirai” gli dicevano. Ma lui fa il pasticcere e vuole puntare sui suoi prodotti e non sul gioco d’azzardo. La sua storia.

Gabriella Compiani, Bar Très Jolie Café, Livorno

La titolare del Bar Très Jolie di Livorno ha sempre avuto le idee chiare: “Io qui faccio caffè non sono una sala da gioco”. Negli ultimi anni ha ricevuto molte offerte per l’installazione degli apparecchi ma lei non è mai caduta in tentazione. La sua storia.

Lidia Manca & Elisa Doni, Bar Le Bimbe, Bientina (Pisa)

Le titolari del Bar Le Bimbe di Bientina hanno visto troppi anziani buttare la propria pensione nelle macchinette, uomini e donne che si sono rovinati, e hanno preso la decisione togliere tutte le slot. La loro storia.

Lucia Gonnelli & Annamaria Uras, Circolo L’ortaccio, Vicopisano (Pisa)

“Al circolo L’Ortaccio di Vicopisano non si accettano vittime del gioco”. Lucia Gonnelli e Annamaria Uras, le due gestrici del locale hanno trasformato la stanza dove un tempo c’erano le slot in una stanza per i piccoli.La loro storia.

Marco Centelli e Francesco Serretti, Bar Francesco Serretti, Rosignano (Livorno)

Centelli e Serretti, titolari di un bar e una tabaccheria, si sono uniti alla campagna #toscananoslot perché hanno visto molti clienti rimanere senza un euro; i più disperati sono andati addirittura da loro a chiedere un prestito per continuare a giocare. La loro storia.

Lo staff del Bar Folletto, Livorno

In 30 anni di lavoro Gianni Perini, titolare del Bar Folletto a Livorno, non ha mai messo le macchinette nel suo locale e qui spiega perché non le vuole. La storia.

Yuri Santini, Circolo Arci “Le Fornaci”, Sofignano (Prato)

Anche il circolo Arci “Le Fornaci” ha deciso di togliere le slot e di sostituirle con i giochi per i bambini. La storia.

Fonte: Tirreno – di Cesare Bonifazi Martinozzi