Padri che uccidono le figlie, «è una vendetta verso la moglie»

medici ospedale dottori dottore medicoGenova, 23 agosto 2014  – Vendetta. Premeditazione. Voglia di annientare emotivamente la persona che ha “osato” lasciarli, uccidendo quello che una madre ha di più prezioso: i figli.

Ad armare la mano dei padri che ammazzano i propri bambini è proprio questo: il desiderio di rivalsa nei confronti delle mogli che li hanno lasciati. Il pensiero è: se non posso avere un futuro io, non potrai averlo nemmeno tu perché la tua vita sarà segnata dalla sofferenza. Ne è convinto Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria. «Questi uomini – sostiene – cercano la vendetta nei confronti della moglie e per questo vanno a colpire l’elemento di maggiore fragilità della famiglia: i figli, o meglio ancora le figlie che sono più fragili, più deboli, che non possono contrastare il loro gesto omicidiario. Si tratta di femminicidi scatenati da la rabbia per aver perso il controllo della famiglia».

Ma si può tracciare un profilo del “padre assassino”’? «La scienza medica non sa dare delle risposte – dice lo psichiatra genovese Luigi Ferrannini – Non ci sono dati clinici che aiutino a identificare le persone più propense a mettere in atto questo tipo di comportamenti, ci sono delle risposte sociali : la solitudine, la perdita, la paura del futuro».

«Si tratta di uomini che hanno paura di rimanere soli, che stanno vivendo un senso di perdita, che ritengono di aver perso il controllo della loro famiglia e che non possono accettarlo», sottolinea Mencacci.

«Si può parlare di feudalesimo affettivo – aggiunge Paolo Crepet, psichiatra e scrittore – uomini che riferendosi a moglie e figli pensano “è roba mia” ne faccio quello che voglio. Uomini malvagi che comunque non possono non aver lanciato dei segnali».

Fonte Il Secolo XIX

A.L.