Allarme bombe nel latte per i neonati

ImmagineIn una nota riservata della Polizia l’allarme per gli scali nazionali e internazionali. Ammonio, zolfo e cloridrato di potassio nel cibo in polvere. Telefonini per detonatori

Roma, 24 agosto 2014 – La minaccia, contenuta in una riservata nella cosiddetta N.O.A. (Nota Operativa di allertamento) della Polaria, datata 19 agosto è molto chiara, per quanto riguarda gli aeroporti nazionali e internazionali e parla di «minaccia terroristica in danno del settore aereo». Con il consolidarsi dell’Isis e dopo la diffusione del video dell’esecuzione di James Foley, secondo i nostri servizi di intelligence e a seguito di una serie di informazioni acquisite in ambito internazionale, alcuni gruppi terroristici – così come viene specificato nell’informativa della Polaria – potrebbero adottare un nuovo, ingegnoso sistema per eludere i controlli di sicurezza e far passare del materiale esplosivo da introdurre a bordo degli aerei, tra i sedili dei passeggeri e le cosiddette cappelliere destinate a contenere centinaia di bagagli a mano. Il metodo per sfuggire ai severi controlli, secondo i nostri 007 allertati dai colleghi di stanza in Europa, in Usa e dagli israeliani del Mossad , richiederebbe l’utilizzo di scatole di latte per neonati riempite con un composto di ammonio, zucchero in polvere, cloridrato di potassio e di zolfo. Infine sarebbe sufficiente un apparecchio elettronico (cellulare, Ipad, radio) che possa funzionare come detonatore per far saltare questa miscela esplosiva.
Ma c’è di più. Come ulteriore misura, infatti, i terroristi, sempre per cercare di sfuggire ai controlli, potrebbero trasportare i vari componenti della carica esplosiva suddividendoli tra loro, questo per cercare di passare inosservati ai varchi di sicurezza dotati di metal detector e di rilevatori di esplosivi, per riassemblarli una volta a bordo dell’aereo scelto come obiettivo. Una eventualità che se attuata, all’interno di un aereo pressurizzato che vola a diecimila metri di quota, provocherebbe una esplosione con conseguenze devastanti. Per questo motivo nello stesso documento riservato è richiesto espressamente a tutto il personale addetto ai controlli di sicurezza, poliziotti, addetti alla sicurezza di Aeroporti di Roma, di operare con la massima attenzione durante i consueti controlli dei passeggeri in partenza, ma anche dei bagagli da stiva e di tutte le merci.
Così, a distanza di pochi giorni dalla circolare inoltrata dal dipartimento di pubblica sicurezza a prefetti e questori, in tutta Italia sono state ulteriormente rafforzate, in chiave preventiva, le misure di sicurezza non solo su sedi istituzionali, ambasciate e consolate dei Paesi più teoricamente esposti a rischio, luoghi di culto, e nei luoghi in genere molto frequentati dal pubblico, ma soprattutto negli aeroporti, porti, e nelle stazioni ferroviarie.
Nel primo aeroporto internazionale di Fiumicino come fanno notare fonti investigative, i livelli di attenzione sono comunque già elevati e non si ha, quindi, la percezione di un consistente, ulteriore innalzamento dei controlli di sicurezza.
Dunque l’incubo terrorismo torna a materializzarsi anche nel nostro Paese. In realtà, l’intelligence monitorava da tempo e con estrema attenzione quella che al momento viene considerata la minaccia principale, quella rappresentata dai cosiddetti «foreign fighters», i volontari europei andati a combattere nei teatri della jihad – in questi giorni sui giornali ci sono soprattutto Siria e Iraq ma non vanno dimenticate nemmeno le crisi maliana e somala- e di ritorno nel vecchio Continente: nell’ultima relazione al Parlamento dei nostri servizi di informazione e sicurezza, c’e’ un capitolo ad hoc dedicato al fenomeno del cosiddetto «reducismo», «in relazione all’eventualità che combattenti di estrazione “occidentale”, dopo aver sviluppato sul posto legami con gruppi qaidisti ed acquisito sul campo particolari capacità offensive, decidano di ridispiegarsi in Paesi occidentali, Italia compresa, per attuare progetti ostili ovvero tentare di impiantare reti radicali». È una realtà complessa, eterogenea, che mette assieme immigrati, anche di seconda e terza generazione, e convertiti dell’ultim’ora all’Islam radicale, rendendo estremamente difficile se non impossibile quantificare il numero delle partenze: possibile che siano alcune migliaia, soprattutto dalla Gran Bretagna, mentre per l’Italia sarebbero poche decine. Lo scorso 6 agosto, in audizione davanti al Copasir, era stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’intelligence Marco Minniti, a ribadire l’allarme, sottolineando come l’indottrinamento avvenga soprattutto on line: non a caso nel mirino dei nostri 007 c’è soprattutto quella galassia di siti, blog e forum «d’area» che mescolano proselitismo e istruzioni operative, rappresentando spesso il primo passo dell’impegno militante. Di fatto, in assenza sul nostro territorio di «reti o di cellule organiche alle organizzazioni qaediste», a preoccupare resta sempre il fenomeno della «jihad individuale», condotta magari con mezzi artigianali, dall’ordigno fai-da-te all’arma da taglio, e da soggetti solitari o piccoli gruppi auto-organizzati.
di Roberto Svampa
Fonte Il Tempo

D.E.