Narcotrafficante per debiti, la moglie: “Flavio è una brava persona. L’ha spinto la disperazione”

imageSirtori (Lecco), 25 agosto 2014 – Non una parola da Flavio Brambilla, l’imprenditore di Sirtori costretto a riciclarsi come ambulante a causa di un fallimento. L’altra sera ha fatto scena muta di fronte ai carabinieri di Cagliari che sabato l’avevano arrestato con la pesante accusa di essere un corriere della droga. Ai militari che lo hanno fermato al termine di un breve inseguimento a ridosso della zona industriale del capoluogo sardo l’uomo non ha voluto dire nulla, nemmeno un accenno di spiegazione o un tentativo di parziale giustificazione. Eppure sul suo furgone sono stati trovati quasi 165 chilogrammi di marijuana, dal valore al dettaglio di circa 2 milioni mezzo di euro. In sua difesa ha parlato la moglie.

«Mio marito non è un delinquente, non è il tipo da sporcarsi le mani con certa roba», ha spiegato agli operatori del 112 della stazione locale di Cremella che venerdì sera si sono presentati a casa sua, in via Vittorio Veneto, per perquisirla. Lei non era ancora a conoscenza di quanto successo, era solo preoccupata perché lui non rispondeva né alle telefonate né ai messaggi sul cellulare, sono stati loro a doverle comunicare la notizia. «Giuro, non sapevo niente, non sospettavo niente», ha riferito agli investigatori in divisa, sorretta da uno dei tre figli, il più grande. Secondo lei potrebbe essersi prestato a trasportare l’ingente quantitativo di droga per risolvere i problemi economici che, come tanti, stanno attraversando.

«Il calzaturificio di famiglia è praticamente fallito, si guadagna da vivere girando per i mercati per vendere scarpe – ha spiegato agli inquirenti – non può intestarsi nulla perché risulta protestato, anche il camioncino Opel Movano è mio. Forse lo ha fatto per pagare i debiti». Da imprenditore a venditore nei mercati a narcotrafficante per fronteggiare la crisi dunque. «Non ha mai voluto averci a che fare con quella schifezza, è un brav’uomo», ha ribadito più volte la donna. La sua fedina penale del resto risulta immacolata, eccetto che per le vicissitudini finanziarie costate il dissesto della storica attività fondata dal nonno e nella grande proprietà, dove sorgono l’abitazione, il magazzino e il vecchio spaccio di calzature non è stato ritrovato materiale compromettente. Gli inquirenti ipotizzano che il brianzolo sia stato convinto dal complice, Giancarlo Parrella, pluripregiudicato di 51 anni di Cernusco Lombardone, ammanettato insieme a lui, in cambio di un compenso a cui non ha saputo rinunciare.

Di certo non poteva essere all’oscuro del pericoloso carico che stava trasportando. Lo stupefacente, diviso in settantacinque confezioni, era meticolosamente nascosto, mischiato con la senape nel tentativo di renderne irriconoscibile l’inconfondibile e forte odore che però i cani da fiuto del Nucleo cinofili non hanno faticato a individuare. La marijuana era stata posizionata anche nel vano di alloggio della tenda retrattile del veicolo adibito a negozio mobile. Inoltre in tasca aveva pure una carta di identità falsa e una banconota da cento euro contraffatta. Qualcosa di più su chi lo abbia ingaggiato e anche quando, dato che potrebbe non essere stato il primo viaggio, potrebbe emergere quest’oggi, lunedì, durante l’interrogatorio di garanzia e l’udienza di convalida dell’arresto.

di Daniele Salvo

Fonte Il Giorno

A.L.