DIVISE COLPEVOLI MA NON SI SPECULI

forze dell'ordineRoma, 8 settembre 2014 – Tra annunci di improbabili scioperi e umori ben oltre sotto i piedi che in questo momento colpiscono le forze dell’ordine, nel Rione Traiano di Napoli si è consumata una immane tragedia che in qualsiasi modo andrà a finire mieterà ancora altre vittime.
Non possiamo e non dobbiamo sostenere una difesa ferrea, a spada tratta, del Carabiniere che ha sparato a Davide Bifolco, ci penserà la giustizia a fare il suo corso, a stabilire le oggettive responsabilità e a fare luce su una vicenda che a livello giornalistico solleva tanti punti oscuri favoriti anche da che punto di vista si vuole trattare la notizia. Quello che però questa urlata giustizia, questo sistema mass-mediatico dai forti connotati giustizialisti, dovrebbe perdere è la voglia di speculare e di attirare sempre i soliti soggetti pronti a sfruttare le luci della ribalta per cavalcare l’onda emotiva di queste tragiche vicende al solo fine di creare un unico pensiero ideologico e politico contro le forze dell’ordine.
A questi attori, che non c’è bisogno di nominare, bisogna dare però un freno perché se qualcosa deve cambiare nella mentalità e nella operatività delle forze dell’ordine (e probabilmente qualcosa DEVE cambiare) non la si potrà certo ottenere attraverso il seme della discordia, della divisione e della becera speculazione picchiando duro sul singolo semplicemente per distruggerlo all’interno di una logica quasi terrorista “Colpirne uno per educarne cento!”  Se dovessimo ammettere, come alle volte appare, che la giustizia funziona solo se vi è la presenza di certi soggetti i quali sdoganano il loro modo di vedere le questioni, dovremmo decretare il totale fallimento del sistema.
Dovremmo forse ritenere che senza le capacità (speculazione?) di certi soggetti altri operatori della giustizia non sarebbero in grado di fare piena luce sostenendo le accuse delle parti lese? Certo ciascuno si sceglie le persone di fiducia che meglio crede ma il dubbio che si travalichino alcune questioni che vadano ben oltre il senso di giustizia e il diritto alla difesa esiste ed è difficile ignorarlo!
Quella certa fama acquisita con altre e tragiche vicende diventa quindi vera garanzia di sicura vittoria almeno sul piano della comunicazione mediatica?  La possibilità di arrivare ai giusti contatti, anche tra le fila dei media e del mondo della politica, può diventare una così sicura arma per far considerare le divise sempre e solo incorreggibili canaglie?
Cosa che peraltro le nostre divise non sono. Non siamo ancora maturi per capire che determinate contrapposizioni servono solo a dare un nemico agli italiani, l’unico che davvero conta, perché incapaci di sostenere vere e condivisibili idee!
Come possono sentirsi gli appartenenti alle forze dell’ordine che non dispongono di soggetti famosi e forti sul piano della comunicazione e della pressione politica e che solitamente si ritrovano contro tutto e tutti?
Esiste ancora, quando accadono certe tragedie che coinvolgono le divise, quella presunzione d’innocenza che il nostro sistema giudiziario ritiene cardine fondamentale e irrinunciabile sino a sentenza passata in giudicato?
Attendiamo il prezioso lavoro dei magistrati, le analisi scientifiche e balistiche riguardanti la vicenda di Davide Bifolco nonché le sentenze dei giudici ma ancor di più pretendiamo serenità di giudizio verso uomini in divisa che spessissimo operano in contesti ostili mal equipaggiati e alle volte, forse, anche poco addestrati.

by Spirit of the Night
D.E.