Il Carabiniere ferito dal clochard: «Non sparai ma ho temuto di morire»

carabinieri27I residenti: «Giardini pericolosi» Il racconto «L’ho afferrato alle spalle, ma era una furia. Siamo caduti e ho sentito la lama nel fianco». Il tedesco arrestato è dispiaciuto.

ROMA — «Non gli ho sparato perché non è un bandito. Certo, era una furia e mi ha ferito, ma non c’era bisogno di sparare a nessuno». Claudio Rubertà non ce l’ha con il clochard tedesco che mercoledì pomeriggio lo ha colpito con una coltellata a un fianco durante un corpo-a-corpo nei giardini di piazza della Libertà, a Prati. Svanita l’adrenalina per quei momenti drammatici, non c’è rancore nei confronti di Dieter Klaus Bogner, tedesco di Passau, vicino Monaco, 62 anni e fino all’altro ieri nessun precedente penale nonostante numerose segnalazioni per ubriachezza e molestie ai passanti. Uno dei frequentatori più assidui di quell’angolo alberato da anni terra di nessuno, come denunciano spesso gli abitanti della zona: «Un posto in mano agli sbandati – spiegano – che occupano le panchine e aggrediscono chiunque passi lì davanti, come se i giardini fossero casa loro».

Dialogo

«Sono pronto, se necessario, una volta dimesso, a parlarci», smorza le polemiche il tenente colonnello, comandante del Nucleo radiomobile, dal suo letto nel reparto di chirurgia del Santo Spirito. Rubertà, 43 anni, sposato e un figlio di 11, pratica muay thai, la boxe thailandese. Prima di prestare servizio a Roma – al Nucleo investigativo di via In Selci e poi al Radiomobile -, è stato a Firenze, Fidenza, Mondragone. E anche in missione di pace in Bosnia. È stato ferito già una volta durante un inseguimento di rapinatori in motocicletta. Mercoledì pomeriggio era in zona e ha risposto alla chiamata d’aiuto via radio di un vice brigadiere (Ciro Russo) che, con due colleghi (Pasquale Leone e Natale Rutigliano), era in difficoltà con il tedesco che li aveva feriti a colpi di martello e di coltello.

Una forza pazzesca

«Far ragionare il clochard era impossibile, l’ho afferrato alle spalle per bloccarlo – racconta ancora l’ufficiale, trattenuto in osservazione fino a oggi -, ma lui aveva una forza pazzesca. Siamo caduti e ho subito sentito una fitta al fianco. Una sensazione bruttissima, ho sentito la lama che andava in profondità (per cinque centimetri, sottolineano i medici). Ho temuto che mi avesse preso la milza, che potessi avere un’emorragia interna. Per fortuna, però, perdevo poco sangue e ho capito che la ferita non era grave. Meno male. Al Santo Spirito gli altri pazienti si sono dimostrati molto solidali con me, come i cittadini che avevano assistito all’aggressione. La prima cosa che ho fatto è stata chiamare mia moglie, volevo che sentisse la mia voce in modo da non farla preoccupare».

Le scuse

Bogner, che non era ubriaco ma ugualmente fuori controllo, avrebbe chiesto perdono, dicendosi dispiaciuto per quello che ha fatto. La procura ha chiesto la convalida dell’arresto per tentato omicidio. Ma sul clochard di piazza della Libertà saranno anche disposti accertamenti psichiatrici.

Rinaldo Frignani – Corriere.it

lc