Iraq, arrivate le armi italiane. Damasco: “Contro l’Isis Assad è alleato naturale Usa”

isis11Il presidente Usa ha scelto John Allen come capo della forza anti-Isis. Hollande in Iraq, Kerry ad Ankara per appoggio contro lo Stato Islamico

Baghdad, 12 settembre 2014  – E’ tuttora fermo a Baghdad il carico di armi italiane destinate ai curdi per la lotta contro Isis, come ha riferito ieri sera il ministro della Difesa Pinotti. Il carico è già stato consegnato alle autorità irachene che ne avevano fatto richiesta. Spetterà ora a queste ultime trasferire il materiale bellico ai curdi. Secondo quanto si apprende da fonti della Difesa, “tutto procede secondo quanto comunicato di recente al Parlamento dal ministro Pinotti”.

ALLEN NOMINATO CAPO DELLA FORZA ANTI-ISIS – John Allen, generale dei marine in pensione ed ex comandante delle forze statunitensi e Nato in Afghanistan, è stato scelto dal presidente Barack Obama per coordinare lo sforzo internazionale contro gli estremisti sunniti dell’Isis. L’amministrazione Obama considera fondamentale la costruzione di un’alleanza ampia e solida per combattere l’Isis e la scelta è ricaduta su Allen per la sua lunga esperienza nella regione. Durante la guerra in Iraq, il generale è stato il vicecomandante nella provincia di Anbar, dove ha ricoperto un ruolo molto importante per rafforzare i rapporti con le tribù sunnite e promuovere l’Awakening movement, un movimento per coalizzare le tribù sunnite e rafforzare la sicurezza nelle loro comunità. Allen è poi stato il vicecomandante del Central Command, che supervisiona le operazioni militari in Medio Oriente. Dal 2011 al 2013, il generale ha guidato le forze statunitensi e Nato in Afghanistan. Allen è stato inoltre consigliere del segretario di Stato, John Kerry, sviluppando un piano di sicurezza per la Cisgiordania durante il fallito tentativo di forgiare un accordo di pace tra israeliani e palestinesi.

Nel 2012, il generale era stato marginalmente colpito dalla scandalo Petraeus – l’ex direttore della Cia costretto alle dimissioni per una relazione con la sua biografa, Paula Broadwell – per un lungo scambio di email con la donna che aveva innescato il caso, Jill Kelley. Lo scandalo fermò la sua promozione, da tempo programmata, a Comandante in capo di tutte le forze armate della Nato. Quando poi l’inchiesta si chiuse positivamente per lui, decise di rifiutare l’incarico e di ritirarsi. Ad agosto, in un articolo pubblicato sul sito Defense One, Allen ha descritto l’Isis come “un chiaro e presente pericolo per gli Stati Uniti”. L’America, ha aggiunto, “è l’unica potenza capace di organizzare la reazione di una coalizione a questa minaccia regionale e internazionale”. “Quello che stiamo affrontando nel nord dell’Iraq – ha concluso – è solo in parte una crisi che interessa l’Iraq: interessa la regione e potenzialmente tutto il mondo”. La Cia, intanto, ha quantomeno raddoppiato la stima del numero dei combattenti in forza all’Isis: il gruppo estremista avrebbe “tra i 20.000 e i 31.500” miliziani. L’intelligence statunitense aveva in precedenza stimato in diecimila il numero di jihadisti nel gruppo. La Cia attribuisce questo incremento a “un reclutamento più intenso dal mese di giugno, dopo le vittorie ottenute sul terreno e la proclamazione del califfato” nonché a “un’attività più intensa nei combattimenti”.

DAMASCO: ASSAD ALLEATO NATURALE USA – Damasco “non ha riserve di sorta” ai raid aerei Usa contro l’Isis, perché nella lotta al terrorismo il presidente della Siria Bashar al Assad è un “alleato naturale” degli Stati Uniti, “combattiamo lo stesso nemico”, ha detto il vice ministro degli esteri siriano, Faisal Mekdad, alla Nbc News.

“Quando si tratta di terrorismo, dovremmo dimenticare le nostre differenze, dimenticare il passato”, ha detto Mekdad, secondo il quale “bisogna essere in due per ballare il tango” e “noi siamo pronti a parlare”. L’amministrazione Usa, ha detto, dovrebbe unirsi “coraggiosamente e vigorosamente” alla Siria nella lotta contro l’Isis e possibilmente nell’ambito di una coalizione di cui facciano parte anche Russia, Cina e Iran. Ma gli Usa dovrebbero coordinarsi con Damasco per i raid aerei, perché “non ci siano errori”. Come, a suo dire, è “un grande errore scommettere su altre forze in Siria”, ovvero sulla opposizione moderata a cui il presidente Obama intende rafforzare il sostegno.

Intanto sale ad almeno 50 morti, tra cui oltre 20 bimbi, il bilancio dei raid aerei di Damasco compiuti nelle ultime ore a Duma, nel nord della capitale. Lo riferiscono all’ANSA fonti mediche fornendo una lista delle 52 vittime: 23 minori, 6 donne e una decina di anziani. Duma,abitata da migliaia di civili, è la roccaforte di insorti islamici contro Damasco

HOLLANDE IN IRAQ – Il presidente francese, Francois Hollande, è arrivato in Iraq per dare sostegno al nuovo governo e sostenere l’impegno francese nella lotta allo Stato Islamico. E’ la prima visita di un capo di Stato nel Paese da quando i jihadisti si sono impossessati di larghe porzioni del territorio iracheno, dando vita al ‘califfato’. L’aereo di Hollande portava 15 tonnellate di aiuti umanitari che nel corso della giornata saranno consegnati ad Arbil, capitale del Kurdistan iracheno. Ma prima, in mattinata, sono Hollande incontrerà il suo omologo, Fuad Masum, il premier, Haidar al-Abadi, e il presidente del Parlamento, Salim al-Juburi.

KERRY IN TURCHIA – Il segretario di stato Usa John Kerry si è recato invece ad Ankara. Il capo della diplomazia americana intende chiedere il sostegno della Turchia nell’intervento contro lo Stato islamico (Isis) in Siria e in Iraq. Ieri la Turchia ha fatto sapere che non intende prendere parte alle operazioni militari contro i jihadisti.

Fonte: Quotidiano.net

lc