Ricattava i trans, nuove accuse a Staffa: chiesto il processo per il pm antimafia

staffa1Roma, 12 settembre 2014 – Ossessionato dal sesso e dai trans sui quali indagava, era arrivato a garantire favori in cambio di incontri, in ufficio e per strada. E in questo scenario, fuori da ogni regola, nel gennaio 2013, sono scattate le manette i per il pm Roberto Staffa, 64 anni, magistrato di punta dell’antimafia della procura di Roma. Ora, a inchiesta chiusa, si scopre che gli episodi contestati sono maggiori di quelli emersi inizialmente. La procura di Perugia, competente per i reati commessi da magistrati romani, a quasi due anni dall’arresto, ne ha chiesto il rinvio a giudizio per concussione, corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio.

Per il magistrato si sono aggiunte due accuse, un nuovo caso di concussione, sempre a fini sessuale, e detenzione di materiale pedopornografico. Eppure Staffa, ormai in pensione e assistito dall’avvocato Salvatore Volpe, non sembra intenzionato a chiedere riti alternativi che gli garantirebbero sconti di pena. E a ottobre si presenterà davanti al gip di Perugia senza essersi sottoposto a nuovi interrogatori.

GLI INCONTRI
L’ex pm della Capitale aveva fatto delle dichiarazioni spontanee ai colleghi, negando ogni tipo di rapporto. Ma Janine, Ully, Brenda, Larissa Romana, Camilla e Paola, la prima trans a denunciare, hanno raccontato altro. Paola: «Ero una sua indagata e mi ha promesso un permesso di soggiorno permanente. Mi invitava in ufficio, non parlava dell’inchiesta, voleva solo sesso». «Per me era una costrizione stare in intimità con lui – aveva raccontato, invece, Janine – Soprattutto non mi andava di fare sesso senza ottenere dei soldi in cambio essendo io una escort. Ma mi aveva fatto uscire dal carcere e volevo il rinnovo del mio permesso di soggiorno».

Nessun filmato però ha inchiodato il pm in intimità con i trans, solo riprese che lo riguardano mentre pratica autoerotismo. Gli unici contatti hard registrati coinvolgono una donna vicina al clan dei Casamonica che sperava di ottenere i domiciliari per il boss. L’ex pm, in quel periodo, stava indagando con la collega Barbara Zuin sul mondo trans a Roma.

di Adelaide Pierucci
Fonte Il Mattino
A.L.