Uccisa con 123 coltellate, 18 anni dopo assassino incastrato dal dna

Par7973682-ktsD-U43030771073843plD-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Francia, 13 settembre 2014 – Il 28 dicembre 1996 Christelle Blétry, 20 anni, è stata assassinata con 123 coltellate a Blanzy, un centinaio di km a nord di Lione. La sua morte era considerata tra quelle causate da un serial killer: «Le scomparse dell’A6», le chiamavano.Quattordici ragazze assassinate o sparite appunto lungo quell’autostrada tra il 1986 e il 1999. Adesso un test del Dna ha permesso lo smascheramento, e la confessione, del suo omicida, diventato nel frattempo un tranquillo padre di famiglia.
La confessione
La svolta è arrivata giovedì quando l’uomo, un agricoltore di 55 anni, sposato e padre di due figli, è crollato durante l’interrogatorio ammettendo l’omicidio inizialmente negato. E si riaprono speranze anche per le altre sette vittime. Lo ha spiegato, Christophe Rode, procuratore della vicina Chalon-sur-Saône. L’uomo è stato identificato perché inserito nel registro nazionale delle impronte genetiche, nel quale il suo profilo figurava dal 2004, quando era stato arrestato per un’aggressione sessuale con un coltello.
Le nuove analisi
Quasi vent’anni dopo, quindi, Christelle potrà avere giustizia. L’uomo – la procura non ne ha divulgato le generalità – ha ammesso di essere stato sotto effetto degli stupefacenti, di aver incontrato la giovane a Montceau-les-Mines, di averla costretta a salire in auto e poi, quando lei era riuscita a fuggire, l’aveva rincorsa brandendo un coltello e uccidendola. Recentemente sui reperti di quel delitto sono stati effettuati nuovi controlli, ed è spuntata sui vestiti una traccia di Dna che coincideva con quello di una persona nel registro. L’arresto e la confessione.
La madre: «Sono annientata»
Marie-Rose Blétry, la madre di Christelle, si è confidata a Le Nouvelle Observateur: «Sono annientata. La verità tanto attesa è arrivata, brutale ma definitiva. Oggi i miei pensieri sono tutti con Christelle e con mio marito». La donna aveva fondato un’associazione con il nome della figlia, chiedendo giustizia, e ad essa si sono aggiunti diversi familiari delle altre vittime, che ora sperano in una svolta ulteriore.

Fonte Corriere della Sera
A.L.