Caso Yara, la sorella di Bossetti non ha dubbi: “Negli occhi di Massimo ho visto l’innocenza”

image (4)Bergamo, 14 settembre 2014 – Ore decisive per l’immediato futuro di Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello in carcere dal 16 giugno perchè accusato di essere il killer di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre del 2010 e ritrovata cadavere tre mesi dopo. Nelle prossime ore, forse già nella giornata odierna, il giudice delle indagini preliminari si pronuncerà sull’istanza di scarcerazione che i legali di Bossetti, gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, hanno depositato venerdì: quaranta pagine in cui contestano punto su punto gli elementi raccolti dall’accusa e chiedono che il loro assistito venga rimesso in libertà, o quantomeno gli vengano concessi gli arresti domiciliari.

Bossetti, in isolamento da quasi tre mesi, ha sempre proclamato la sua estraneità all’omicidio di Yara Gambirasio. A crederlo innocente, oltre ai sui avvocati, anche i familiari, compresa la sorella gemella Laura Letizia Bossetti, che per la prima volta ha concesso venerdì scorso un’intervista televisiva, parlando ai microfoni di “Quarto Grado”: «Quando siamo andati a trovarlo – ha detto – gli ho chiesto se fosse stato lui e dal suo sguardo ho capito che è assolutamente innocente: questo omicidio mio fratello non l’ha commesso. Mi dispiace per la piccola Yara e la sua famiglia, ma mio fratello non c’entra. Speriamo che questa vicenda finisca al più presto».

Ma i genitori di Yara si oppongono alla liberazione di Bossetti: nella memoria che i legali della famiglia Gambirasio hanno depositato ieri nell’ufficio del gip che dovrà decidere sull’istanza di scarcerazione, infatti, si chiede che il presunto killer resti in carcere: «A nostro avviso – ha dichiarato l’avvocato Andrea Pezzotta, che tutela gli interessi dei Gambirasio insieme con il collega Enrico Pelillo — permane l’esigenza cautelare costituita dal pericolo di reiterazione del reato, alla luce dell’intensità del dolo e della spiccata capacità di delinquere di chi ha commesso questo reato. L’omicidio di un’innocente ragazzina di 13 anni è di eccezionale gravità, tale da giustificare ancora la custodia cautelare in carcere per l’indagato».

Il Giorno

SC