La carica degli “intellettuali pacifisti” contro gli F35

image20Ci risiamo, puntuale come le rondini a primavera, ecco la nuova petizione in salsa pacifista. Registi, attori, scrittori, insomma quelli che sono “la Cultura”, proprio non riescono a non firmare appelli, giusto per spiegare a noi poveri mortali come si deve stare al mondo. E quale è l’obbiettivo più “cool” del momento? Ma gli F35, la cui cancellazione è considerata la soluzione che risolverà in un sol colpo tutti i mali d’Italia, dopo che si è visto che la cacciata dell’odiato Caimano non ha migliorato un bel niente.
In realtà ci sono varie posizioni contrarie all’acquisizione degli F35.

Ci sono i pacifisti cattolici che considerano del tutto inutili le spese militari, non in “linea” con il Vangelo, perché, come scrive don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, “La pace non può, in alcun modo, essere armata. Su questa strada scivolosa si rischia di giustificare anche una politica guerrafondaia. Sugli F-35, ma anche su tutto il sistema di difesa, è necessario aprire un dibattito pubblico, alla luce dei princìpi della Costituzione e della sensibilità pacifica prevalente nel Paese”. Su questa onda sembra muoversi anche Papa Francesco che, riguardo all’ISIS afferma che bisogna “fermare l’aggressore ingiusto senza bombardarlo o fare la guerra”, senza peraltro spiegare come fare, ma evidentemente anche oltretevere devono avere le idee un po’ confuse se mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore all’Onu di Ginevra, ha detto che “un’azione militare forse in questo momento è necessaria”.

Ci sono le vestali della Costituzione “più bella del mondo”, chissà poi quante altre ne avranno lette, per cui “la Carta” ha assunto un valore quasi religioso, immutabile nei secoli. Da questo nuovo testo sacro laico citano ossessivamente la prima parte dell’Art. 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” senza far notare che si parla di “offesa alla libertà” e “controversie internazionali” e non di fermare, per esempio, i macellai dell’ISIS o di reagire ad attacchi terroristici di massa stile 11 Settembre. Dimenticano poi sempre di citare la seconda parte del suddetto articolo che afferma “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”, cosa che autorizza tutte le odiate missioni di Peace-keeping e Peace-enforcing svolte sotto l’egida ONU o NATO.

Ci sono poi pacifisti di sinistra. La loro tradizione è erede di quei “partigiani della pace”, sponsorizzati dl COMINFORM e che dal ’48 a metà anni ’50 si batteremo strenuamente contro la NATO, contro l’intervento americano, avvenuto sotto la bandiera dell’ONU, in difesa della Corea del Sud invasa dalla Corea del Nord con il fondamentale aiuto di Cina e URSS, e a favore del disarmo nucleare. Lo richiesta del disarmo nucleare poteva apparire sinceramente pacifista e vedeva la partecipazione al movimento di intellettuali organici al PCF e al PCI quali Pablo Picasso, Le Corbusier e, tra gli italiani nella delegazione guidata dal responsabile culturale del PCI Emilio Sereni, Salvatore Quasimodo, Ambrogio Donini, Antonio Banfi, Cesare Luporini, Goffredo Petrassi, Elio Vittorini, Sibilla Aleramo e Renato Guttuso. Peccato che il fervore del movimento svanisse alla metà degli anni ’50 dopo che l’Unione Sovietica ebbe fatto esplodere l’8 agosto 1953 la sua prima bomba all’idrogeno, mettendosi su un piano di parità con gli USA e trovando più conveniente puntare sulla deterrenza nucleare che su un disarmo che avrebbe coinvolto anche lei.

A questi intellettuali del secolo scorso, anche se equiparare Saviano a Quasimodo fa un po’ venire i brividi, vorrebbero assimilarsi i firmatari dell’ultimo appello al governo.
Roberto Saviano, Alex Zanotelli, Mario Martone, Toni Servillo, Alice Rorhwacher, Stefano Benni e Ascanio Celestini hanno pensato bene di spiegare al popolo tutto come si gestisce la politica estera e della difesa sottoscrivendo il seguente appello:

LA CAMERA DEI DEPUTATI VOTI LO STOP AGLI F35
Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati tornerà a discutere, con possibilità di decidere, sulla questione dei caccia F35.
Con questo appello – dopo la grande crescita degli ultimi anni di iniziative contro gli F35 grazie all’azione della società civile e del movimento per la pace riunito nella campagna “Taglia le ali alle armi” – intendiamo sostenere tutte le iniziative parlamentari finalizzate a bloccare tale scelta sbagliata, puntando alla cancellazione definitiva di questo programma.
Spendere 14 miliardi di euro per produrre e comprare (e oltre 50 miliardi per l’intera vita del programma) un aereo con funzioni d’attacco e capace di trasportare ordigni nucleari, mentre non si trovano risorse per il lavoro, la scuola, la salute è una scelta incomprensibile che il Governo italiano deve rivedere.
Per questo chiediamo ai Deputati di sostenere tutte le mozioni parlamentari rivolte a fermare il programma degli F35 e tutte le iniziative della società civile, delle campagne e del movimento per la Pace che chiedono la riduzione delle spese militari a favore del lavoro, dei giovani, del welfare e delle misure contro la crisi economica.

E qui urge fare alcune considerazioni.
La prima è che ci sono cifre sparate a caso, perché visto che la parte del bilancio della difesa destinata a investimenti ed esercizio è di circa 5 miliardi di euro, i restanti 9 servono a pagare gli stipendi, sarebbe interessante vedere come un unico aereo possa assorbire, secondo i conti dei nostri appellanti, quasi il 40% della spesa di Aviazione, Esercito e Marina messi assieme per i prossimi 25 anni.
La seconda considerazione è che certa gente continua a fare la distinzione tra armi offensive ed armi difensive, come se fosse mai esistita in qualche remota età dell’oro, del tipo “scudo-buono, spada-no buono” o “elmo-buono, arco-no buono” (a meno che non lo usi Robin Hood, al che diventa subito buono). Si dice che l’F35 è “un aereo con funzioni d’attacco e capace di trasportare ordigni nucleari” ma se questo aereo venisse usato per bombardare le truppe di un esercito invasore sarebbe ancora così cattivo? I Lancaster e i B17 angloamericani che bombardavano la Germania nazista erano buoni o cattivi? E i mitra Sten che usavano i partigiani, giusto per citare un caso tanto caro alla sinistra, erano anche loro buoni o cattivi? Prendiamo invece in considerazione il Typhoon. È considerato buono perché è un caccia e non ha le bombe (anche se le ha eccome, chiedere ai soldati di Geddafi per conferma) ed è poi buonissimo perché costruito da noi europei e non dagli odiati “amerikani” ma se venisse usato per abbattere un volo di linea, e ogni tanto come sanno alla Malaysia Airlines succede, cosa diventerebbe, buono o cattivo? E se l’aereo civile fosse addirittura abbattuto da un missile da difesa aerea, che è buono di natura perché ha la parola DIFESA nel nome stesso, come la metteremmo?

Il programma F35 è solo la realizzazione di un aereo e non una divinità intoccabile. Se ne può tranquillamente parlare, anche se magari farlo una decina di anni fa sarebbe stato più intelligente, ma sarebbe il caso che lo facessero persone che sanno di cosa si parla e dopo aver deciso, magari con il famoso Libro Bianco, quali sono gli obbiettivi politico-strategici che l’Italia si prefigge e quali sono le potenziali minacce che dovremo affrontare nell’arco dei prossimi 20/25 anni, per quanto sia possibile prevederle.

Anche se una rapida lettura dei testi sulle “indagini sui sistemi” d’arma redatte dal PD e dal M5S non lascia ben sperare sulla preparazione dei nostri parlamentari in materia, non che a destra stiano messi molto meglio, risparmiamoci almeno le sparate degli esponenti della “Cultura”, sperando che prima o poi non vogliano anche decidere la formazione della nazionale di calcio.

Fonte

SC