Record al Tar: causa sospesa da diciotto anni

Giudice giustiziaImprenditore di Alghero nel 1996 chiede l’annullamento di una ordinanza comunale sulla recinzione di un terreno, ma da allora è tutto fermo in attesa di una sentenza civile che non arriva.

SASSARI, 15 Sett. Da diciotto anni aspetta che il Tribunale amministrativo regionale decida se annullare o meno una delibera del Comune che, nel 1996, gli aveva ordinato di rimuovere la recinzione intorno a un’area che l’ente locale riteneva fosse stata occupata abusivamente. Franco F., imprenditore e titolare ad Alghero di un noto locale in riva al mare, dovrà aspettare ancora. Indefinitamente. Nei giorni scorsi, infatti, i giudici amministrativi hanno riconfermato la sospensione di un giudizio che è diventato un caso giudiziario emblematico della lentezza di un apparato giudiziario che si avvita su se stesso. E che a volte va in tilt.

La prima sezione del Tar (presidente Alessandro Maggio, consigliere Giorgio Manca, primo referendario Gianluca Rovelli) ha infatti spiegato in una ordinanza che non può esaminare il ricorso se prima non sarà stato accertato l’eventuale diritto di proprietà di Franco F. sull’area oggetto del contendere. In effetti quel lotto di terreno è rivendicato sia da Franco F. sia dalla “Società Bonifiche Sarde in liquidazione”. Visto che sul punto le parti non sono d’accordo, per stabilire a chi appartenga quel fazzoletto di terra in riva al mare c’è bisogno di una sentenza del tribunale civile. Fin qui niente di strano, ma è in questo tratto del percorso che l’apparato giudiziario si è impantanato. In diciotto anni, infatti, i giudici non si sono ancora espressi con sentenza definitiva su una questione che qualsiasi notaio dovrebbe essere in grado di dirimere. Se i giudici civili non si esprimono, quelli amministrativi non possono neppure ascoltare le parti.

Ma è sui tempi biblici di questi accertamenti che la storia diventa surreale. La causa sul ricorso contro l’ordinanza del Comune è stata sospesa dal Tar una prima volta nel 2007, undici anni dopo i fatti. Ne sono passati altri sei e nell’ottobre del 2013 Franco F. è tornato alla carica con una sentenza che, a suo dire, stabilisce che quel terreno non è demaniale. Non si tratta precisamente della “sua” causa, ancora in attesa del pronunciamento della Cassazione, ma a questa sentenza definitiva Franco F si è aggrappato come a una zattera in un oceano sconfinato per chiedere al Tar della Sardegna di togliere il suo ricorso dal limbo nel quale è sospeso dal 18 anni.

Niente da fare. I giudici amministrativi hanno riesaminato la questione alla luce delle nuove richieste e hanno risposto che no, c’è bisogno di un’altra sentenza. «Occorre ricordare – si legge nella ordinanza 710/2014 decisa in camera di consiglio il 28 maggio scorso e depositata il 9 settembre – che il contenzioso originariamente ritenuto rilevante ai fini del decidere e sulla base del quale la Sezione aveva disposto la sospensione del processo con ordinanza 103/2007 non era quello indicato nella istanza».

Poco importa, quindi, se un’altra sentenza abbia eventualmente chiarito la questione. «Nel domandare la prosecuzione del giudizio – scrivono i giudici amministrativi – Franco F. allega altra sentenza resa in altro contenzioso e tra altre parti». Una tirata d’orecchi metaforica che si conclude con la dichiarazione di inammissibilità della richiesta. Il ricorso contro il Comune torna nel limbo «fino alla definizione da parte del giudice ordinario – concludono i giudici – della questione attinente alla titolarità del diritto di proprietà sull’area in questione».

E se 18 anni gli sono sembrati un eternità, Franco F. può comninciare a consolarsi: tra due anni scattano i termini per la usucapione…

Daniele Scano – La Nuova Sardegna