Stipendi, no dei poliziotti al governo

polizia-caschi-bluI ministri Pinotti e Alfano studiano una soluzione graduale. I sindacati: “Non accettiamo compromessi”

Roma, 15 settembre 2014 – Al governo si lavora alacremente per sbloccare gli stipendi delle forze armate e di polizia. Palazzo Chigi vorrebbero chiudere la partita al più presto, possibilmente entro domani. Non c’è tanto da sminare la protesta in vista dei sindacati, che minacciano lo sciopero di chi scioperare non può, e il 24 si annuncia una inedita manifestazione a Roma di poliziotti autoconvocati, quanto depotenziare l’incontro di mercoledì tra i rappresentanti del popolo in divisa con Silvio Berlusconi. Ci si sono messi pure i grillini, ora. Martedì i parlamentari M5S ospiteranno i rappresentanti sindacali e ieri il blog di Grillo sparava: «Il MoVimento 5 Stelle è dalla parte delle Forze dell’Ordine per restituire loro la dignità e riconoscerne il ruolo fondamentale per la sicurezza dei cittadini».

È di ieri mattina una telefonata tra Roberta Pinotti e Angelino Alfano. «I due ministri – fa sapere una nota ufficiosa – hanno convenuto sulla necessità di procedere in tempi brevissimi, e con lo strumento normativo più adeguato, per andare incontro alle richieste delle donne e degli uomini in divisa, confidando che da qui in avanti il percorso sia accompagnato da toni costruttivi da parte delle loro rappresentanze».

I due ministri stanno definendo la proposta sotto il profilo tecnico, per presentarla tra oggi e domani a Renzi. Da quel che si sa, sarebbero stati trovati 400 milioni sugli 800 necessari per sanare una manifesta ingiustizia: è da quattro anni che nel comparto della sicurezza gli stipendi non seguono le promozioni; capita così che un questore guadagni meno del suo vice, o che un ispettore ci rimetta 150 euro netti al mese dacché è stato promosso. Secondo calcoli del Silp-Cgil, un ispettore capo che nel 2011 sia divenuto ispettore superiore ci ha rimesso finora 4000 euro. Maggiori responsabilità, stipendi fermi: ovvio che il malumore dilaghi.

L’ipotesi a cui il governo lavora è una soluzione per gradi. A ottobre potrebbe essere varato un decreto che tolga il blocco a quelli che ne soffrono gli effetti fin dal primo anno; a gennaio, quelli che sono incappati nel blocco nel 2012; nel giro dei prossimi due anni, poi, altri decreti sanerebbero i penalizzati nel 2013 e 2014.

A questa ipotesi di sblocco per gradi, i sindacati autonomi Sap (polizia), Sappe (penitenziaria), Sapaf (forestale) e Conapo (vigili del fuoco) si dichiarano già contrari. «Non ci fidiamo – spiegano – di vane parole. Troppe volte i poliziotti e i vigili del fuoco sono stati traditi. I soldi necessari, circa un miliardo di euro, sono stati trovati per tutto il personale oppure si pensa di risolvere il problema solo per alcuni operatori e rinviare per altri tutto alle calende greche? Non accetteremo compromessi e sblocchi parziali».

E torna l’idea di accorpamenti. «Sette forze di polizia sono troppe», insistono gli autonomi. Daniele Tissone, Silp-Cgil, caldeggia un accorpamento tra polizia e carabinieri, «operazione che garantirebbe minori sprechi incrementando qualità e capacità operative». Ipotesi che fa inorridire l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa «anche se capisco che ridurre a quattro le polizie italiane sia corretto».

di FRANCESCO GRIGNETTI
Fonte La Stampa
A.L.