Si abbona a nome del padre morto per fare il bagarino, fermato

gdfTorino, 16 settembre 2014 – Arrangiarsi è un’arte. E all’artista, tutto è concesso. La pensava così l’uomo bloccato dalla Guardia di Finanza con nove abbonamenti alla stagione della Juventus: nessuno era intestato a lui, su due ticket comparivano persino i nomi del padre e del suocero, morti da cinque anni. Quando i militari del Nucleo di Polizia Tributaria lo hanno bloccato, si è messo a piangere: «Non sapevo fosse vietato». Peccato che i biglietti (a maggior ragione, gli abbonamenti) siano nominativi. Con quel trucchetto, l’uomo sperava di racimolare i soldi per fare una settimana bianca in Valle d’Aosta.

Il business è redditizio, come testimoniano i 200 interventi fatti dai militari nell’ultima stagione. I «bagarini» sono spuntati pure l’altra sera, in occasione di Juventus-Udinese. Uno è stato denunciato per aver venduto a 80 euro un biglietto che ne valeva 30, ma che comunque non avrebbe potuto vendere perché intestato ad altra persona. Altri 8 tifosi sono stati bloccati subito dopo la «griglia» degli steward: in tasca avevano biglietti stampati a nome di altri. Operazione truffaldina, anche perché il cambio di intestatario è consentito, ma deve avvenire seguendo le regole. E per gli abbonamenti, la persona deve avere la «tessera del tifoso», istituita proprio per limitare il fenomeno della violenza negli stadi.

«L’anno scorso, abbiamo scoperto un “giro” di 287 biglietti intestati a persone inesistenti» spiegano in via Giordano Bruno. Tutti stampati da una ricevitoria in zona Madonna di Campagna, che da quel momento ha perso la licenza rilasciata dal club bianconero.
Ma per i «bagarini», il giochino può rendere fino a tre volte tanto il prezzo nominale del biglietto. Quando gli intestatari esistono, a loro spetta fino al 30 per cento di «ricarico». Il resto è appannaggio del «bagarino». Finché non interviene la Finanza. Per il titolare, c’è una sanzione dai 100 ai 516 euro, per il venditore abusivo dai 2 mila e 500 ai 10 mila. In più, l’episodio viene segnalato alla questura, con richiesta di divieto di accedere alle manifestazioni sportive (Daspo), da uno a cinque anni. Ed è proprio questo a spaventare di più gli abusivi: con quel provvedimento, non possono nemmeno avvicinarsi agli stadi. Il business sfuma.

A qualcuno è andata anche peggio. Il titolare di un autolavaggio di Como e il rappresentante di una società specializzata nell’organizzazione di eventi sportivi sono stati denunciati per evasione fiscale. I loro nomi sono spuntati incrociando i dati raccolti dopo la segnalazione per l’ingresso allo stadio con biglietti intestati ad altri. Nonostante le attività commerciali, avevano sempre dimenticato di presentare la dichiarazione dei redditi.

di Claudio Laugeri
Fonte La Stampa
A.L.