«Aiuto c’è un uomo morto in strada», ragazzine denunciate dalla polizia

polizia squadra volanteTHIENE (VI), 17 settembre 2014 – Quella che sembrava una bravata è costata la denuncia per i reati di procurato allarme e interruzione di pubblico servizio a due quattordicenni di Thiene. Le due adolescenti sono state smascherate dagli agenti della squadra mobile di Vicenza, al lavoro dalla sera del 2 luglio, quando una tempesta di telefonate arrivarono alla centrale operativa del 118, con la voce accorata di due giovani donne che raccontavano di aver appena visto un uomo falciato sull’asfalto sulla strada Gasparona. «Presto venite, un’auto ha messo sotto le ruote un signore con il suo cane», riferivano le anonime segnalatrici quella sera, «forse è morto. Accorrete». Quando l’operatore chiedeva più dettagli, le ragazzine che avrebbero utilizzato una cabina telefonica del Bosco di Thiene, mettevano giù la cornetta.
Le adolescenti, secondo quanto accertato dalla polizia, avrebbero fatto dieci-dodici telefonate di questo tipo, spazientendo l’operatore del numero di emergenza, che a un certo punto non capiva se avesse a che fare con due «burlone» o se si trattava di un reale bisogno di soccorso. A tradire le due giovani è stata però una telefonata fatta dal cellulare di una terza amichetta. La voce registrata dal personale del 118 era sempre la stessa, ma grazie a quel contatto, gli investigatori hanno rintracciato l’intestatario dell’utenza, convocandolo in Questura, e chiedendogli spiegazioni di quella telefonata.
La mamma di quella ragazzina che ingenuamente aveva prestato il suo telefono alle amichette per il loro stupido scherzo, sentendosi tirata in causa dalla polizia, ignara di tutto, ma «colpevole» di essere la titolare dell’utenza finita sotto indagine, è caduta dalle nuvole. Ma ha chiesto spiegazioni alla figlia che ha «vuotato il sacco» raccontando di quella sera, in cui le sue amiche l’hanno trascinata involontariamente in quel «gioco». Ha fatto il nome delle coetanee, che sono state convocate immediatamente negli uffici della squadra mobile dove invano hanno tentato di negare l’evidenza. «Non siamo state noi, non centriamo niente, c’è un errore di persona». Ma davanti ai genitori che le accompagnavano i poliziotti hanno fatto ascoltare la registrazione di quelle telefonate arrivate al 118 il 2 luglio. Quindi, la confessione e la denuncia per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio.

Fonte Il Gazzettino
A.L.