«Controllare la posta del marito infedele non è un reato»

posta lettereLa donna è a processo per violazione della corrispondenza Aveva aperto la lettera della banca, denunciata dal coniuge

17 Sett. – Affermare che sbirciare nella posta del proprio consorte non sia reato forse è un pochino avventato. Però la tormentata vicenda di una (ex) coppia trevigiana alza il velo su uno dei fronti più caldi e attuali delle separazioni tra coniugi: denunce e controdenunce per violazione della corrispondenza. Pare che, se si agisce a “fin di bene”, sia concesso pure mettere il naso in mail e lettere altrui.

Tutto ha inizio qualche tempo fa, quando lei, cinquantenne, madre di due figli, scopre che il marito, imprenditore, poco più vecchio di lei, usa passare il suo tempo libero in compagnia di altre donne. Perdonarlo? L’opzione non rientra tra le possibilità al vaglio della donna tradita, comprensibilmente furibonda. Sopra le valigie di lui, accomodate fuori dalla porta in men che non si dica, spunta un invito a presentarsi dal giudice per discutere la separazione. Lei si rivolge all’avvocato Fabio Capraro, del foro di Treviso, e parte la causa, come spesso accade, senza esclusione di colpi.

Di fronte al tribunale, al capitolo di discussione relativo al mantenimento dei figli, il colpo di scena. L’uomo sostiene di non avere un soldo, di non potersi permettere un cent per il mantenimento dei ragazzini. Lei, economicamente indipendente, per sé non chiede nulla, ma diventa una furia quando l’ex padre dei suoi bambini piange la sua “indigenza”. Mesi dopo accade un fatto che lei definisce “provvidenza”, lui “reato da punire senza mezzi termini”. A casa della donna arriva un documento della banca indirizzato al suo ex marito. Vuoi la fretta, vuoi la meccanicità con cui si apre una busta estratta dalla propria buca delle lettere, in mano le finisce un pezzo di carta che fotografa la situazione patrimoniale del suo ex. Manco a dirlo molto più rosea di quella dipinta di fronte al giudice. La donna non ci pensa due volte: quel documento, seppur “rubato” finisce in tribunale. L’ex marito, dopo essere sbiancato, fa partire la denuncia penale per violazione della corrispondenza. Il processo tornerà in aula tra poche settimane e l’avvocato di lei, Fabio Capraro, è pronto a giocarsi l’asso nella manica. «La mia cliente è innocente», spiega il legale, «la legge parla chiaro e le sentenze sono dalla nostra parte. Non è reato raccogliere dati in questo modo se servono a far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria». Capraro invoca l’assoluzione piena per la sua cliente, che si è limitata a raccogliere dati per finalità giudiziale e per il periodo strettamente legato al loro perseguimento.

«Con questo non voglio certo affermare che sia lecito mettere mano alla posta altrui», continua l’avvocato, «ma in alcune circostanze è la legge stessa a essere chiara in tal senso». In amore e in guerra vale tutto? Forse no, ma una buona dose di spirito machiavellico in caso di “c’eravamo tanto amati” spesso non può mancare. Capraro ha raccolto moltissime storie come questa in un libro divulgativo (scritto insieme al giornalista Maurizio Cerruti, prossimo alla pubblicazione) che porta un titolo molto eloquente: Separazioni e divorzi. Storie, leggi e personaggi.

Fabiana Pesci – Tribuna di Treviso