L’appello della mamma che ha denunciato il bullismo : “I genitori non abbiano paura di denunciare i fatti”

217538e7a030cb8fc5712d3f50fe4fe5Roma, 17 settembre 2014 – “Vorrei prendere le distanze dal caso specifico di mio figlio e rivolgermi ai padri e alle madri dei ragazzi vittime di bullismo. Vorrei dire loro che il ruolo dei genitori e’ decisivo, non solo nell’ascoltare il figlio, ma anche partecipando alla vita della scuola”.

A parlare è la mamma che ha denunciato gli episodi di bullismo allo Chateaubriand di Roma, una delle istituzioni francesi più note all’estero, frequentata da bambini e ragazzi di famiglie ricche e importanti.

“La prevenzione – afferma – è il pilastro della lotta contro il bullismo e cio’ implica la creazione, in ogni istituto, di un vero dispositivo, a carattere permanente, che coinvolga tutti gli attori: personale educativo, amministrativo e di vigilanza, genitori e alunni Le sue attività e gli incontri devono essere regolari e i rapporti che vengono prodotti devono essere pubblicati e resi noti al complesso della comunità scolastica per servire come riferimento. Per riconoscere il bullismo bisogna conoscere il suo funzionamento tritriangolare: vittima, aggressore/aggressori e vari spettatori che danno credibilità all’aggressore.

Conoscere questo meccanismo evita di cadere nell’errore di confondere il bullismo con semplici ‘zuffa tra alunni’ o di mettere sullo stesso piano la vittima e l’aggressore. Di fronte a la situazione complessa del bullismo non esiste ancora una vera presa di coscienza e il personale scolastico richiede senza sosta una maggiore formazione. Cio’ costituisce un punto nevralgico del problema, giacché si tende a soffocare o minimizzare quello che non si sa gestire, eludendo cosi’ la responsabilità che spetta a ogni adulto. Da cio’ puo’ derivare l’ errore frequente di denigrare la vittima per giustificare le aggressioni: la vittima e’ ‘diversa’ o ‘si autoesclude’, per esempio, perché si rifugia nella biblioteca a ogni ricreazione o si siede da sola in fondo alla classe. Questi sono al contrario segni che dovrebbero mettere in allerta il personale. Tali giustificazioni sono inaccettabili: si ricordi di quando, fino a pochi anni fa, si giustificava uno stupro dicendo che la vittima aveva ‘provocato’ il suo aggressore perché indossava una gonna.

Nel caso del bullismo gli ‘spettatori’ si vedono sottomessi a una legge del silenzio imposta dall’aggressore: testimoniare a favore della vittima li converte in ‘delatori’ agli occhi del gruppo, il che condanna la vittima all’isolamento e istilla tra gli alunni una confusione di valori malsana per tutti. Che i fatti vengano chiariti attraverso una inchiesta trasparente è indispensabile alla ricostruzione del gruppo a partire da basi sane, come è indispensabile la sanzione. Perché se non si applica una sanzione proporzionale ai danni, la sensazione di impunità degli aggressori continuerà, cosi’ come continuerà il supplizio della vittima e l’impossibilità per essa di ricostruirsi come persona, con i conseguenti danni di lunga durata.

Quando un caso è stato trattato è indispensabile sensibilizzare il gruppo affinché accolga nelle condizioni adeguate la vittima e permetta la sua reintegrazione. Si tratta di un lavoro delicato che richiede l’empatia degli adulti, il cui ruolo, non dimentichiamolo, è di proteggere i minori. Ancora una volta la formazione del personale è fondamentale al fine di evitare errori frequenti, come un ritorno in classe non preparato o il confronto tra vittima e aggressori come se si fosse trattato di una disputa: a chi verrebbe in mente di mettere di fronte una persona violentata con i suoi violentatori per elaborare quanto accaduto? Vorrei esortare i genitori a non aver paura di denunciare i fatti e a esigere che i protocolli di intervento siano rispettati”.

ANSA
A.L.