Meridiana come Alitalia, Lupi apre il tavolo di crisi

aereoDopo l’annuncio di 1.634 esuberi e l’Sos della Regione arriva la disponibilità del ministro. L’ad Roberto Scaramella in missione a Roma per trovare i soldi della mobilità

OLBIA, 17 Sett. – . «Ora lavoriamo per avere le risorse finanziere per coprire i dipendenti in mobilità». Solitamente loquace, ieri Roberto Scaramella – l’ad di Meridiana chiamato a tagliare 1634 dipendenti, un “passo obbligato, sebbene doloroso”, come l’ha definito – ha detto poche parole a chi l’ha chiamato da Olbia.

Era al ministero (quello del Welfare) in cui si gioca la partita più importante, più ancora di quella che andrà in scena in un altro ministero (quello dei Trasporti). Nel secondo, come assicurato dal ministro Lupi, presto sarà convocato un tavolo: azienda da una parte, sindacati dall’altra. Obbiettivo: trovare un’intesa sui licenziamenti, che scatteranno nel giugno del 2015. Nel primo ministero, invece, bisognerà scovare i soldi. Tanti soldi. Quelli per assicurare un reddito (per tre anni, forse cinque) a chi, in Meridiana, perderà il lavoro. Secondo un primo calcolo dell’azienda, 110 milioni all’anno. Per tre anni.

Non è un’operazione facile. Per il trasporto aereo, esiste un fondo speciale. Inventato per la crisi Alitalia, serve a tutte le compagnie in crisi. Anche quella dell’Aga Khan ne ha già usufruito per gli anni di cassa integrazione dal 2011 a oggi. Solo che ora tutt’e due le società ne hanno ancora bisogno. Alitalia per proteggere i dipendenti (980) usciti dall’azienda dopo la recente intesa con Etihad. Meridiana per tutelare quelli che sta per mandare via (1634, appunto).

E i soldi, ci sono? Il Governo Letta l’ha rifinanziato, quel fondo: dal 2016 fino al 2018, per un totale di 552 milioni. Denari che entrano da un contributo dei dipendenti, delle aziende e dei passeggeri con l’acquisto dei biglietti (tre euro per ogni volo). Ed è proprio quella cifra che Alitalia e Meridiana (più le altre compagnie, anche straniere) dovranno spartirsi.

C’è spazio per tutti? Per gli esuberi di Alitalia, sembra di sì. Quell’operazione ha del resto avuto tutte le coperture politiche, in nome dell’italianità. Per i tagli di Meridiana, resta tutto da capire. Perché se fosse confermato il fabbisogno di 110 milioni solo per il vettore di Olbia, serviranno altre risorse.

La missione di Scaramella a Roma serviva a questo: ad accreditare il vettore dell’Aga Khan, il secondo d’Italia, con 4 milioni di passeggeri all’anno (1,5 milioni di questi viaggiano sulle rotte sarde).

Ma non era il solo, a muoversi, in quelle stanze. Per conto proprio, i sindacati si sono dati da fare. Per capire che cosa si può ottenere dal ministero, per fare in modo che Meridiana sia trattata alla pari di Alitalia.

È quello che vuole anche la Regione. Due assessori – Deiana (Trasporti) e Mura (Lavoro) – hanno scritto ai ministri Poletti e Lupi per chiedere una reazione immediata, assicurando che Cagliari farà la “sua parte”. Che cosa vuole dire? In quel tavolo – ci sono 45 giorni di tempo dopo l’avvio della procedura avvenuta avant’ieri – bisognerà trovare un’intesa sui licenziamenti (la posizione di Meridiana) o su misure alternative (altra cassa integrazione, come chiederanno alcune sigle). Se dovesse essere confermata la volontà dell’azienda, il Governo dovrà darsi da fare per recuperare altre risorse. Molte risorse. Tanto che Deiana, consapevole di questo, nella sua dichiarazione si è spinto molto avanti: «Pensiamo che un tavolo istituzionale ad alto livello abbia la prerogativa di trovare soluzioni in grado di derogare alle norme e di andare oltre i meccanismi noti».

Fonte: La Nuova Sardegna – Guido Piga

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