Dall’Italia i combattenti contro Isis

isisRoma, 18 settembre 2014 – Partono da Italia, Francia, Germania o Gran Bretagna. Qualcuno è anche partito da Roma. Tutti, però, sono arrivati in Iraq e Siria per combattere contro lo Stato islamico. Sono i nuovi guerriglieri occidentali giunti in Medioriente e che, volontariamente e senza alcuna organizzazione alle spalle, hanno abbracciato la causa anti-Isis. Il fronte dei combattenti occidentali in Iraq e Siria, dunque, si allarga. Dopo l’esodo di mujaheddin partiti per schierarsi con le fila dell’Isis, altri musulmani e non solo, che vivono in Paesi occidentali, hanno deciso di partire per il Medioriente, ma non per sostenere la creazione dello Stato islamico, anzi per contrastarlo. Sono persone insospettabili, che conducono vite regolari, ma che non condividono le ragioni del fondamentalismo islamico e si arruolano con i peshmerga del Kurdistan iracheno. Un fenomeno nuovo e ancora all’inizio, che però promette di diventare il vero nemico dei sostenitori dello Stato islamico. Inizia ad emergere in Europa, e quindi anche in Italia, Stati Uniti, Russia, Pakistan (specie nella regione del Belucistan), un fenomeno che sarebbe tra i più temuti proprio dai fondamentalisti. Alcune centinaia di musulmani che vivono in questi Paesi, tra cui alcuni intellettuali, ma anche impiegati e operai, con origini kurde, irachene, turcomanne, yazide o semplicemente appartenenti all’islam moderato, sia sunnita che sciita o perseguitati dai talebani o aderenti al Pkk fuggiti dalla Turchia a causa della persecuzione, sono partiti alla volta dell’Iraq e della Siria per combattere contro i mujaheddin guidati da Abu Bakr al Baghdadi. I numeri, per ora, sono contenuti: 78 combattenti si sarebbero mossi dalla Gran Bretagna, 63 dalla Francia, 80 dalla Germania, 35 dal Belgio, 46 dall’Olanda, 18 dalla Svezia e 21 dall’Italia. Seguono gli Stati uniti, con 51 unità, la Russia con 66 e il Pakistan con 98 unità in maggioranza beluci. Da Roma, in particolare, sarebbe già partito un cittadino curdo, che di professione fa il tassinaro e che vive da anni nella Capitale. Secondo quanto rivelato dalle fonti interne alla comunità musulmana, l’uomo ha lasciato moglie e figli per andare in Iraq, dove avrebbe imbracciato le armi a fianco dei curdi per resistere all’Isis. ìHa deciso di farlo perché non condivide quello che sta accadendo e la creazione di uno Stato islamico – spiegano le fonti – anche che se vive in Italia da tempo non ha mai dimenticato le sue origini”. I più numerosi, però, sarebbero partiti da altre regioni italiane, prevalentemente dal Nord. Il reclutamento, inoltre, non è passato attraverso i social network, come nel caso dei volontari partiti per la jihad. Un ruolo fondamentale è svolto dalle comunità stesse che tengono contatti con i Paesi d’origine e che rappresentano il gancio per raggiungere gli schieramenti curdi. Si tratta di un fenomeno spontaneo, dunque, che alle spalle non ha alcuna organizzazione che gestisce il movimento, se non quella del passaparola. Una sorta di sollevazione popolare, dettata da un odio profondo per la visione dell’Islam propinata dai terroristi dell’Isis e ancora prima da Al Qaeda. In molti casi, infatti, si tratta di perseguitati in patria, come nel caso dei beluci in Pakistan, e che sono stati costretti a lasciare le loro case. Ora vivono in giro per l’Europa, ma non hanno mai dimenticato il loro passato. Nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di combattenti professionisti, bensì di persone che non si sono mai confrontate con i teatri di guerra e né mai hanno imbracciato un’arma. Un fenomeno che travalica l’attività diplomatica o la grande coalizione pensata dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ma che si muove indipendentemente e parallelamente, dopo il sostegno fornito dai paesi occidentali attraverso le armi inviate ai peshmerga. Alcuni di questi combattenti, inoltre, magari quelli che hanno più dimestichezza con le armi, potrebbero essere assoldati dalle Private military company, con un contratto iniziale di un anno. Al momento le società ingaggiate per operare sui territori in guerra sarebbero 23, con al loro interno anche contractor volontari provenienti dall’Europa.

di Francesca Musacchio
Fonte Il Tempo
A.L.