Alessio è nato in una stalla, la mamma: ho fatto tutto da sola

neonatoCUORGNÈ (TO), 20 settembre 2014 – Stretto nella sua tutina rossa, Alessio ha gli occhi spaventati di chi è appena venuto al mondo. Nel reparto di Ostetricia, all’ospedale di Cuorgnè, dove l’ha portato lunedì mattina un’autoambulanza del 118, ora se lo coccolano tutti. La mamma, Maria Rava Chiolino, 42 anni, una vita passata a spezzarsi la schiena nell’azienda agricola di famiglia, in questi giorni sta prendendo confidenza con quella creatura che le sta sul palmo di una mano. «Pesa 3 chili e 260 grammi, per fortuna sta bene».

Il bambino
Alessio, concepito per caso, è un bambino miracolato. «Io nemmeno lo volevo, è il quinto figlio e noi non siamo ricchi. Ma adesso che è qui che cosa posso dire? Lo vede anche lei quanto è bello, no?» sospira mamma Maria mentre lo culla tra le braccia. È nato tra la stalla di casa e la camera da letto dei genitori, lunedì scorso. Erano le 8,30 e nella grande cascina di Alice Superiore, in Valchiusella, quel mattino non c’era nessuno accanto a loro. Men che meno un’ostetrica che assistesse Maria mentre la testolina del piccolo Alessio iniziava a spuntare.

Come una volta
La donna ha fatto tutto da sola: «È venuto fuori in un attimo, ho tagliato io il cordone ombelicale, usando le forbici». C’è voluto coraggio. Eppure verrebbe da dire: ma come, succedono ancora cose così? Sì, accadono. Perché Maria nemmeno sapeva, nove mesi fa, di essere rimasta incinta. E, forse, inconsciamente ha voluto negare a sé stessa quella gravidanza, tanto da non voler neppure sottoporsi a un’ecografia durante la gestazione. Così ha continuato la sua vita come niente fosse, mungendo le mucche nella stalla e dando da mangiare ai conigli.

Il parto
Intanto quella creatura che custodiva in grembo cresceva e diventava sempre più ingombrante. Dicono, in paese, che lei abbia tenuto nascosta la gravidanza a tutti: «Ma non è vero, come potevo mascherare il pancione? Sono soltanto cattiverie gratuite».
I giorni e i mesi passano. Arriva lunedì. Sveglia all’alba, come tutti i giorni. E come tutti i giorni, la prima cosa che ha fatto è stato dirigersi verso la stalla. «C’erano le mucche da mungere, c’è molto lavoro». Si è seduta davanti alla prima della fila e ha cominciato. «Non ho avvertito nemmeno un crampo, poi ho sentito che stava capitando qualcosa. Credo che mi si siano rotte le acque in quel momento».

Volevo una femmina
È corsa in camera da letto e ha chiamato l’ambulanza, ma il bimbo stava nascendo. Quando l’équipe di medici e infermieri è arrivata, però, Alessio aveva già emesso il primo vagito. A casa lo aspettano il papà e gli altri fratelli più grandi. «Avrei voluto fosse femmina – allarga le braccia mamma Maria – ma va bene lo stesso. L’importante è che ora stia bene».

di GIAMPIERO MAGGIO
Fonte La Stampa
A.L.