Amnesty: “Bisogna mantenere Mare Nostrum”

Un-barcone-di-immigrati-irregolari_h_partbL’organizzazione non governativa in un rapporto presentato al Parlamento Ue: «Forti dubbi che Frontex possa gestire il salvataggio dei migranti». E attacca: «Serve politica comune»

Un anno dopo i naufragi al largo di Lampedusa, in cui annegarono oltre 500 persone, un nuovo rapporto di Amnesty International, attacca duramente i Paesi europei e la gestione dei flussi migratori provenienti dal Mediterraneo. «Restano dubbi considerevoli sulla capacità di Frontex di portare avanti operazioni di ricerca e salvataggio ai ritmi attualmente necessari e nelle aree dove serve» con la nuova operazione Triton annunciata ad agosto. Sono queste alcune delle conclusioni del rapporto di Amnesty International sull’emergenza migrazioni nel Mediterraneo centrale. L’organizzazione internazionale chiede all’Italia di «mantenere l’operazione Mare Nostrum fino a che non sia rimpiazzata adeguatamente da un’altra operazione di dimensioni comparabili e con lo stesso livello di risorse e personale qualificato,» si legge nel rapporto pubblicato oggi al Parlamento europeo a Bruxelles.

Oltre 2.500 migranti morti dal primo gennaio
Il rapporto rilancia i terribili numeri dell’escalation di morte nell’anno in corso con «almeno 2.500 rifugiati e migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo», si legge nel rapporto aggiornato al 15 settembre. Pubblicato in occasione del primo tragico anniversario delle stragi di Lampedusa, il rapporto di Amnesty chiede inoltre «un’indagine indipendente per capire i possibili errori di coloro che sono stati coinvolti» nei naufragi dell’ottobre 2013, e indica possibili responsabilità sia delle autorità italiane che di quelle maltesi per un tragedia «che era prevedibile» e quindi si poteva evitare, secondo Amnesty.

«Manca una politica comune europea sui rifugiati»
Il rapporto di Amnesty International, intitolato “Vite alla deriva: rifugiati e migranti in pericolo nel Mediterraneo centrale”, descrive le conclusioni delle recenti visite effettuate dall’organizzazione per i diritti umani a Malta e in Italia, compresa una ricerca svolta a bordo di una nave della Marina militare italiana. Ma quello che manca, denuncia Amnesty, è una politica comune: «La mancanza di una responsabilità condivisa tra i Paesi dell’Unione europea sta dissuadendo gli stati dell’Europa meridionale – specialmente Malta – dal trasferire rifugiati e migranti nei loro porti. L’operazione Mare nostrum ha tappato momentaneamente la falla ma, se dovesse terminare senza essere adeguatamente sostituita, i ritardi e le dispute sugli obblighi di ricerca e soccorso in mare torneranno a mettere a rischio vite umane».

Roma, 30 settembre 2014
Fonte La Stampa
A.L.