Commercialista “soffia” 3.16 e incolpa l’etilometro

alcol test carabinieriIl difensore contesta il buon funzionamento del macchinario. Donna con tasso di 1.93 dopo lo schianto su un cartello

Soffio 3,16? Colpa dell’etilometro. Non contento, al secondo tentativo faccio 2,97. E la responsabilità è sempre di quel macchinario infernale. Non è che ho bevuto qualche prosecco in più, semmai quella baracca con lo scontrino dovrebbe essere tarata meglio. Il ragionamento può sembrare un po’ grossolano, ma in definitiva è quello che deve aver pensato un noto professionista originario della Marca trevigiana, ma con lo studio a Belluno.

L’uomo era stato fermato dai carabinieri dopo la rotatoria di Busche per un controllo e i militari si erano convinti che era il caso di sottoporlo all’esame dell’alcotest. La prima fiatata vale più di 3 grammi per litro di sangue, ma bisogna sempre farne due e anche la seconda vale un valore importante. Guida in stato di ebbrezza: roba da stato di incoscienza accompagnato da allucinazioni, riflessi annullati, coma e possibilità di morte per soffocamento da vomito. Quanto alle sanzioni, per un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi a un anno, unitamente alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Inoltre il veicolo utilizzato al momento del reato viene confiscato. Ieri mattina l’avvocato difensore Fedia Da Rios ha messo in dubbio il buon funzionamento dell’apparecchiatura, contestando il libretto metrologico, cioè quello con i controlli. Per capirsi meglio, come le revisioni periodiche per la macchina. L’accusa, che è rappresentata dal pm Sandra Rossi non può nemmeno sentire una cosa del genere e il 12 gennaio dell’anno prossimo saranno due testimoni a dire la loro.

Intanto, c’è anche una donna, che ha soffiato 1,93 e 1,79, schiantandosi prima su un cartello stradale e poi sulla ringhiera di una casa.

Fonte: Corriere delle Alpi – Gigi Sosso

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