Epatite C, via libera al super-farmaco, ma non per tutti

farmaciaPer chi rischia la vita a causa dell’epatite C oggi dovrebbe arrivare il sospirato annuncio del via libera alla rimborsabilità del Sofosbuvir, il farmaco che in 12, massimo 24 settimane, sradica in via definitiva il virus che ogni anno in Italia miete 10mila vittime. La firma sull’accordo tra l’Aifa, l’Agenzia ministeriale del farmaco e l’americana Gilead, che produce la costosa pillola, dovrebbe arrivare oggi dopo mesi di trattativa estenuante. Un braccio di ferro per impedire che il nuovo farmaco sbancasse il già malandato fondo per la farmaceutica, che per i prodotti a uso ospedaliero marcia quest’anno verso 1,4 miliardi di sfondamento. Alla fine da una richiesta iniziale di 58mila euro per ciclo terapeutico si dovrebbe scendere almeno a 37 mila, con possibilità di ridurre ulteriormente il prezzo, fino a quota 25-26 mila con l’aumentare dei volumi di vendita del medicinale salva-epatite, per un costo a carico dello Stato che potrebbe oscillare tra i 6-700 milioni. Anche se la trattativa è ancora in corso e può riservare sorprese dell’ultima ora.

La rimborsabilità sarebbe garantita a circa 30mila dei 400mila pazienti affetti dal virus Hcv. Si tratta dei casi più gravi di persone affette da cirrosi epatica, coinfezione con Hiv, carcinoma epatico o in attesa di trapianto del fegato.

«Negare il farmaco a questi pazienti – commenta Ivan Gardini, presidente dell’associazione dei malati, Epac – significa condannarle a morire, ma a questo primo passo deve far seguito nel 2015 l’estensione della rimborsabilità a tutti gli affetti da epatite C, ovviamente a prezzo rinegoziato verso il basso». «Anche se questo – aggiunge – significherà potenziare la rete dei centri ospedalieri autorizzati dalla regioni al trattamento, che oggi come oggi non possono prendere in carico più di 30mila pazienti».

Intanto però, salvo sorprese, l’Aifa oggi darà via libera alla rimborsabilità del farmaco a costi dimezzati, dopo aver incrociato le armi con la Gilead, fino a scoprire gli altarini di un’indagine del Senato americano, che ha denunciato l’assoluta sproporzione tra il prezzo richiesto in partenza dall’azienda e gli investimenti in ricerca.

Ma la battaglia non finisce qui perché sui farmaci innovativi l’Aifa dovrà comportarsi come il capitano Miller-Tom Hanks in “Salvate il soldato Ryan”: salvare i singoli malati gravi assicurando loro i nuovi farmaci salva-vita, senza perdere sul terreno il resto della truppa, ossia i milioni di pazienti ai quali bisogna comunque assicurare le medicine già in commercio.

Mica facile, visto che dopo 15 anni di blackout l’industria farmaceutica è pronta a sfornare in serie nuovi prodotti in grado di curare mali finora incurabili. La stessa Gilead ha presentato proprio ieri domanda di commercializzazione del Ledipasvir, la pillola che associata al Sofosbuvir consente di fare a meno del tossico interferone, che non può essere sopportato dai malati più gravi.

Nei prossimi mesi sarà la volta dei nuovi e costosi anticorpi monoclonali per l’Alzheimer, gli anti tumorali contro carcinoma mammario, polmonare e colorettale, i più efficaci antiretrovirali. Medicinali impossibili da negare a chi rischia la vita ma che possono far saltare il banco del nostro welfare sanitario.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ai suoi colleghi europei ha chiesto «di fare gruppo per ridurre i costi delle cure» e ha proposto la creazione di un «fondo speciale» Ue per garantire l’accesso ai farmaci innovativi. Strategie per portare in salvo i tanti soldati Ryan che attendono una cura, senza però far morire dissanguato lo Stato che deve garantire anche il resto della truppa.

di Paolo Russo
Roma, 30 settembre 2014
Fonte La Stampa
A.L.