Lavoro, giovani disoccupati al 44,2%, Cnel: “Impossibile tornare a livelli pre-crisi”

disoccupazioneImpietosa fotografia del Cnel sulla situazione economica in Italia.

CRISI – “L’economia italiana continua ad essere attraversata da una grave crisi, la più pesante dal dopoguerra sia per intensità che per durata. Iniziata nel 2007, la crisi si è protratta per sette anni, alternando fasi differenti, ma comunque mantenendo il prodotto lungo un percorso tendenzialmente cedente”, si legge nel rapporto sul mercato del lavoro del Cnel relativo agli anni 2013-2014.
“Tale percorso – spiega il Cnel – è stato caratterizzato da ampie divergenze a livello settoriale, con perdite di prodotto e occupazione concentrate nel manifatturiero e nelle costruzioni. Del milione di posti di lavoro persi durante la crisi, più di 400mila sono nell’edilizia, e poco meno nell’industria in senso stretto. Anche a livello territoriale l’intensità della crisi è stata molto diversa. La caduta del Pil al Sud è quasi il doppio di quella delle regioni del centro-Nord. La contrazione in termini di input di lavoro è di quasi 600mila occupati nelle regioni meridionali, e poco piu’ di 400mila nel resto d’Italia”.

DISOCCUPAZIONE – “L’ipotesi di una discesa del tasso di disoccupazione ai livelli ‘pre-crisi’, ovvero intorno al 7%, sembra irrealizzabile perché richiederebbe la creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro, ovvero un incremento medio annuo dell’occupazione pari all’1,1 per cento”. Lo scrive il Cnel nel Rapporto 2013-2014 sul mercato del lavoro. Per il Cnel “un simile incremento potrebbe essere conseguito soltanto se si manifestasse una forte discontinuità nella crescita dell’economia italiana”. Nel rapporto si precisa inoltre che “perché il tasso di disoccupazione non aumenti ulteriormente è comunque necessario un incremento dell’occupazione da qui al 2020 di 582 mila posti di lavoro, pari allo 0,4 per cento in media all’anno”. “Tale tasso di crescita dell’occupazione – scrive ancora il Cnel – non appare eccessivamente elevato, è dunque plausibile in uno scenario di interruzione della recessione”.

SOS GIOVANI – La lunga recessione e gli effetti della riforma delle pensioni targata Fornero rappresentano una miscela esplosiva per i giovani. “Un mix eccezionalmente sfavorevole per i più giovani” si legge nel rapporto del Cnel sul mercato del lavoro 2013-2014. “La situazione dei giovani in Italia continua ad essere drammatica” afferma il rapporto, bassi tassi di occupazione, alti livelli di precariato, perdita di fiducia, predisposizione alla fuga dall’Italia. Un periodo “davvero” delicato per i giovani.
I numeri sono impietosi. Tra il 2007 e il 2013 la quota di under 30 sul totale degli occupati è scesa dal 16,6% al 12,3%, mentre la quota degli over 55 è passata dall’11,9% al 16,2%. Il tasso di occupazione dei giovani è sceso dal 39,9% del 2008 al 29,4% del 2013 mentre l’incidenza dei disoccupati è aumentata dal 7,1% al 12,3% con un tasso di disoccupazione giovanile praticamente raddoppiato. Al tempo stesso aumenta la quota dei disoccupati di lunga durata (quelli in cerca di lavoro da almeno 12 mesi). Ormai sono il 53,3%.

GLI SCORAGGIATI – E’ un esercito che ha superato i 3 milioni. Sono gli “scoraggiati”, le persone che hanno smesso di cercare lavoro. Dal rapporto realizzato dal Cnel emerge che l’anno scorso gli scoraggiati hanno raggiunto quota 3,1 milioni, 457mila in più rispetto al 2008. Solo nel 2013 il numero degli scoraggiati è aumentato di 115mila unità. “Questo insieme di persone – scrive il rapporto del Cnel – costituisce insieme ai disoccupati, l’ampio bacino della ‘disoccupazione allargata’, che attesta il proseguire del deterioramento delle opportunità occupazionali, con la conseguente retrocessione di parte della popolazione alla condizione di inattività”.
Nel 2013 è cresciuta in modo sostenuto sia la disoccupazione sia lo scoramento, “a differenza degli anni precedenti” in cui gli andamenti dei due aggregati tendevano a compensarsi.

LICENZIAMENTI – “Considerando congiuntamente il grado di protezione fornito nel caso dei licenziamenti individuali e collettivi l’Italia risulta essere addirittura più flessibile della Germania, al cui modello la riforma Fornero si era all’epoca ispirata”.
Dal rapporto emerge che nel nostro Paese c’è una “una minore difficoltà per le imprese di ricorrere al licenziamento individuale”, ottenuta, rileva il Cnel, “restringendo i casi in cui il lavoratore licenziato senza giusta causa può avere diritto alla reintegrazione”. Il punteggio attribuito dall’Ocse a questo aspetto è cosi’ passato da 6 a 2 tra il 2008 e il 2013. Questa è stata un’operazione seguita peraltro da diverse altre economie “come Spagna, Grecia e Portogallo, che in questi anni hanno modificato i loro ordinamenti privilegiando la soluzione indennitaria rispetto alla tutela reintegratoria”.
Altri elementi legati al licenziamento individuale sono invece rimasti invariati come “la durata del periodo di prova, che in Italia e’ relativamente bassa e contribuisce a rendere rigido questo tipo di rapporto o l’ammontare dell’indennizzo in caso di licenziamento illegittimo”.

I DATI ISTAT – Stando ai dati Istat relativi alla disoccupazione ad agosto, i disoccupati tra i 15-24enni sono 710 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,9%, stabile rispetto al mese precedente ma in aumento di 0,7 punti percentuali su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 44,2%, in crescita di 1,0 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 3,6 punti nel confronto tendenziale.

Ad agosto 2014 sono occupati 895 mila giovani tra i 15 e i 24 anni, in diminuzione del 3,6% rispetto al mese precedente (-33 mila) e del 9,0% su base annua (-88 mila). Il tasso di occupazione giovanile, pari al 15,0%, diminuisce di 0,5 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,4 punti nei dodici mesi. L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all’11,9% (cioè più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza è stabile nell’ultimo mese mentre aumenta di 0,7 punti rispetto allo scorso anno.
Il numero di giovani inattivi è pari a 4 milioni 372 mila, in aumento dello 0,7% nel confronto congiunturale (+28 mila) e dello 0,2% su base annua (+9 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni, pari al 73,2%, cresce di 0,5 punti percentuali nell’ultimo mese e di 0,7 punti nei dodici mesi.

Roma, 30 settembre 2014
Fonte Quotidiano.net
A.L.