Sputi, pugni e bottigliate «Noi, autisti nel mirino»

poliziotti autobus3Saia, Sia, Apam, Brescia Trasporti, Aptv. La sigla non conta. Chiedete a un qualsiasi autista di bus qual è la frase che non vorrebbe mai pronunciare e la risposta sarà sempre la stessa: «Biglietto, prego». Perché, se dici quelle due parole, puoi aspettarti di tutto.
«Quando va bene ti becchi delle parolacce. Se ti va peggio gli sputi e, se proprio ti va male, le prendi». Gottardo Ferrari sa di quel che parla. A inizio agosto, alla roulette del «biglietto, prego», a lui, in servizio per la Saia sulla linea Brescia-Soncino è uscito il numero peggiore: «Penso fosse un senegalese, avrà avuto 25 anni. Era la terza volta che timbrava un biglietto di chilometraggio più basso del dovuto. Gliel’ho fatto notare. Mentre tornavo a sedermi al posto di guida, mi ha dato uno schiaffo. Poi mi ha morso, staccandomi un polpastrello del medio della mano sinistra. E quando l’ho preso per le braccia per immobilizzarlo, mi ha dato una testata».
È finita con l’arrivo dei carabinieri e una denuncia. «Ma chissà se lo troveranno, per il processo».

Sotto la pensilina della Sia, di fianco alla stazione di Brescia, facciamo un’altra scoperta: i controllori girano con la scorta. Nella fattispecie, Hassen Torkhani, 34 anni, tunisino. La dicitura aziendale pare sia «verificatore», ma quello fa. Del resto, arrotonda facendo il buttafuori in discoteca. Il fisico, però, a volte non basta: «A luglio mi sono preso una bottigliata in testa. È successo, qui in stazione, alle dieci e mezza di sera. Avevamo trovato un tizio senza biglietto sul bus per Travagliato. Ne è nata la solita lite e, mentre stavo per chiamare la polizia, il suo compare mi ha tirato la bottigliata». Anche in quel caso si trattava di immigrati centrafricani. Ma non è che l’aggressione agli autisti sia una specialità straniera.

«Forse all’inizio erano più loro a non pagare il biglietto – dice Narciso Cosimo, controllore Sia -. Ma adesso anche molti italiani hanno capito che, tanto, non rischiano nulla. Mi sento come se scendessi nella fossa dei leoni con un temperino».
A dire il vero, più che un temperino ha una penna. E per le multe (22 euro se si paga entro 5 giorni, sennò 48; e 10 euro se si dimentica a casa l’abbonamento) la usa eccome: «Ne faccio circa 1.200 all’anno, ma solo il 55% dei multati paga».
Alternative? «Si potrebbero installare dei tornelli agli ingressi o l’obbligo di timbrare sia in ingresso che in uscita, come si fa in Trentino. Le assicuro che la spesa si ripagherebbe in pochi giorni. Ma si vede che non interessa a nessuno». C’è chi dice che il problema è anche culturale: «Di sicuro, se in Gran Bretagna qualcuno sale senza biglietti, gli altri passeggeri sono i primi a dirgli di scendere. Quando faccio le multe, invece, ho sempre tutti contro. Forse bisognerebbe fare come quando mio padre era emigrante in Svizzera: alla terza volta che ti beccavano senza biglietto, dovevi lasciare il paese». Mauro Ferrari, membro della Rsu e Rls della Sia, lancia una provocazione: «Smettiamo di controllare i biglietti e mettiamo una tassa di scopo per compensare i mancati introiti».
Biglietto, prego. Ma anche no.

Fonte: Corriere.it – Luca Angelini

lc

One thought on “Sputi, pugni e bottigliate «Noi, autisti nel mirino»

  1. sicuramente quel 55% sono italiani, e quei POCHI italiani che non pagano sono quelli che ci sono SEMPRE stati e non è quella quantità’ che rovina tutto.

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